"Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco. Il bianco è infatti un colore che non sopporto. Passare una notte in bianco, alzare bandiera bianca, lasciare il foglio bianco, avere un capello bianco... Anzi, il bianco non è neanche un colore. Non è niente, come il silenzio. Un niente senza parole e senza musica. In silenzio: in bianco. Non so rimanere in silenzio o da solo, che è lo stesso".
Sono le parole di Leo, 16 anni, protagonista del romanzo d'esordio, di cui tanto si parla e discute in questi giorni, di Alessandro D'Avenia, Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori)
Perché il silenzio fa paura?
Bisogna per forza assordarsi di musica?
Non esiste davvero un codice del silenzio che parli anche a 16 anni?
Adolescenza e silenzio devono per forza tenersi alla larga?
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