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Perdiamo le parole

. domenica 15 marzo 2015
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La previsione più catastrofica è del linguista americano John McWhorter: «Tempo cent’anni e il 90% delle lingue sulla Terra potrebbe essere estinto. Nel 2115 ne avremo circa 600». 39 Perdiamo le parole Una stima estrema, forse una provocazione, ma che parla di un problema vero: il mondo sta perdendo le parole. La varietà di idiomi e dialetti globali si sta consumando proprio come la biodiversità naturale. Anzi, ancora più in fretta. Già oggi le lingue in difficoltà, quelle che rischiano di sparire, sono tra 2400 e 3 mila nel mondo. Ed è per questo che sabato prossimo, come ogni 21 febbraio, tornerà la giornata internazionale Unesco per la lingua madre. Un’iniziativa che questa volta avrà anche una dimensione digitale. Tra i progetti collegati alla giornata ce n’è uno – chiamato «Tweet in your #MotherLanguage» – che suggerisce di usare i social network, e in particolare Twitter, per il compito di proteggere le lingue in pericolo. La proposta è questa: almeno per un giorno, niente cinguettii e messaggi nel solito inglese. Ognuno usi la Rete per scrivere nel proprio idioma nativo, mettendo alla fine un hashtag con il nome della lingua (ad esempio #arbëreshë) e contribuendo così a farlo girare. Proprio l’egemonia dell’inglese come lingua internazionale e della modernità è tra i grandi nemici della varietà linguistica. Basti pensare che l’italiano – che oggi di certo non si può definire a rischio – figura solo nell’1,8% dei siti Internet globali. Il 55% del web è invece in inglese. E ci sono lingue nazionali come sloveno, serbo, croato, ucraino che raggiungono a malapena quota 0,1%. Gocce minuscole nell’anglofono mare digitale. La colonizzazione «In questa fase storica non c’è dubbio: l’inglese è una lingua colonizzatrice, che negli ultimi 40 anni si è espansa e si sta ancora espandendo». A spiegarlo è Cristina Guardiano, linguista dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Che precisa: «Ad essere a rischio non sono le lingue ufficiali e che s’insegnano nelle scuole, ma quelle che hanno perso vitalità. Quelle legate a comunità che si stanno estinguendo o dove nascono bambini che non le imparano più come prima lingua». Nelle Americhe I problemi maggiori sono nelle due Americhe, dove ad essere «moribonde» o «dormienti» – per seguire la definizione dell’osservatorio Ethnologue – sono 335 lingue su 1060. Idiomi indigeni come l’Irántxe, parlato in Brasile da meno di 40 persone. E altri arrivati a quota zero, forse svaniti. «In questi e altri casi – prosegue Guardiano – è difficile pensare a un antidoto. Riportare artificialmente in vita una lingua che si avvia ad essere dimenticata ha poco senso. Molti studiosi credono in operazioni di questo tipo, ma le lingue sono organismi naturali: la loro evoluzione non si può forzare».
L'articolo è scritto da Stefano Rizzato - La Stampa, 17 febbraio 2015

Folla di voci

. giovedì 13 dicembre 2012
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Scrive Laura Bosio, su Avvenire (7-dicembre-2012) Siamo frastornati di parole, ovunque e comunque. Persino sul silenzio, che invochiamo come una liberazione, non facciamo che parlare. Affoghiamo nelle parole, sostenendo tutto e il contrario di tutto, magari nell'arco di pochi mesi, o giorni. Viene da pensare a Lord Chandos,il personaggio del racconto omonimo di Hugo von Hofmannsthal, e alla sua Lettera: un manifesto, ha scritto Claudio Magris "del deliquio della parola e del naufragio dell'io nel convulso e indistinto fluire delle cose non più nominabili e dominabili dal linguaggio". Il protagonista sente di non poter più scrivere perché nessuna parola gli sembra oggettiva, aderente alla realtà. Ma il problema non è tanto la sua esperienza individuale, la progressiva repulsione per i concetti astratti, che paragona a "funghi ammuffiti"; e non è nemmeno il silenzio della realtà. Quello su cui si interroga, fino alla paralisi e alla rinuncia a ogni attività letteraria, è l'affollamento delle voci, che ogni giorno si moltiplicano e lo assalgono, fuori e dentro di lui. "Il mio caso in breve è questo: ho perduto ogni facoltà di pensare o di parlare coerentemente su qualsiasi argomento". Lo scriveva all'inizio del Novecento e leggerlo oggi dà la vertigine. Un secolo dopo quel suo "caso" non è diventata la condizione di tutti noi?

per i piu' piccoli

. venerdì 30 marzo 2012
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Storie in Missione Speciale

altre volte qui sul blog abbiamo segnalato il problema dell'impoverimento delle lingue, ecco qui una bella iniziativa per i piu' piccoli.
Un concorso per bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni.

Per partecipare i bambini dovranno scegliere una parola e utilizzarla all’interno di un racconto di 150 parole circa. Il racconto potrà essere in prosa, in rima o in stile giornalistico.
I bambini potranno partecipare da soli o con la loro classe.

tutte le informazioni qui e queste di seguito sono alcune delle parole indicate da cui è possibile cominciare!

la poesia antidoto alla parola-rumore

. venerdì 9 marzo 2012
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Linguaggi perduti e linguaggi da salvare, bla bla vuoti e silenzi risonanti di echi e di ascolto sinestesico.
E' quanto suggerisce Gianluigi Beccaria, in una delle sue "Parole in corso" che, in realtà, si occupa di parole "fuori corso".

Le parole non servono solo a comunicare la realtà ma la creano. Tutto ciò che esiste è nel linguaggio, ciò che non è più nominato smette di vivere. Le idee, gli oggetti, i luoghi sono modi di essere della parola, sedimentati dal tempo. In questo senso ogni lingua è un’eredità, ogni lingua che scompare è un pezzo di umanità che si dilegua, così come ogni saggio che scompare è come un biblioteca che va a fuoco. Così per la poesia. Ogni poeta che scompare è un pezzo necessario di mondo che se ne va per sempre. Il mondo non è più lo stesso ora che non c’è più Andrea Zanzotto. Ora che manca, è venuto meno il poeta che avrebbe potuto continuare a consentirci di scoprire ciò che senza i suoi libri noi non saremo più in grado di vedere in noi stessi. Se ne sono andate le parole che avrebbe ancora potuto dirci.

Eppure, c’è chi è del tutto indifferente alla poesia. Ricordo la provocazione dello scrittore polacco Witold Gombrowicz, Contro i poeti (1947): «Il mondo della poesia è un mondo fittizio e falso», la poesia - continua - non mi piace «per la stessa ragione per cui non mi piace lo zucchero puro. Lo zuccherò è gradevole se preso insieme al caffè, ma nessuno si mangerebbe un piatto di zucchero: sarebbe eccessivo. È l’eccesso ciò che stanca della poesia, eccesso di parole poetiche, eccesso di metafore, eccesso di nobiltà, eccesso di depurazione e di condensazione». Sembrerebbe vero: i tessuti timbrici e ritmici, le forzature metaforiche sono in poesia eccessivi; si enfatizzano certi aspetti che invece il linguaggio comune tende a ridurre al minimo, e il linguaggio scientifico ad annullare. La lingua della poesia sembra (in superficie) un qualcosa di abnorme, di non reale, «è una favella che ha i piè ferrati nel metro e nelle rime, tutta fuori del parlare della natura» diceva nel secolo dei lumi il carmelitano Teobaldo Ceva.

La poesia è un «fantasma» sonoro e ritmico, e una contraddizione in termini (concordanze irragionevoli degli opposti, sinestesie che confondono sensi diversi, invenzioni di voci inesistenti). Devia dal linguaggio normale, nel quale conta poco la materia che lo compone. In poesia l’indifferenza alla «materia» viene invece a cessare. La parola non è più qualcosa di neutro, di senza colore, ma ha un peso, una levigatezza, una scabrosità. Nel «consumo spaventoso e terrificante di parole e di immagini che si fa oggi», nel contesto di un bla bla universale, in questa «colluvie di chiacchiere inutili», in questa escrescenza e «escrementi di celluloide e tapes vari», come scriveva Zanzotto, dove la parola è volutamente esposta come puro rumore, la poesia col suo suono incantatorio e col suo buio aiuta, come la notte, a lavare la mente e portare una luce.

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 29 ottobre)

silenzio parla il Silenzio

. lunedì 20 febbraio 2012
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Il silenzio è il grido d’Amore del cielo stellato dove ogni uomo trova la sua culla per dondolare e il suo nido per volare.
Il silenzio è lo sbocciare della rosa nel grembo della madre terra per dire a tutti: ti amo. Il silenzio è la musica dell’anima dove si ascoltano le armonie celesti. Quando intorno e dentro di te tutto tace ascolti la voce di Dio che come un sussurro di vento leggero ti conduce su porti inaspettati. Il silenzio è uscire dall’inferno dei pensieri e la confusione dei sentimenti dove il volere, il potere e l’essere si annullano nell’unione con Dio. Nel silenzio ascolti il canto degli angeli e l’ardore del fuoco dello Spirito che come brezza di vento leggero ti conduce su oceani sconfinati dell’Amore di Dio.
Il silenzio è la goccia che cade dal cielo e penetra la membrana di pietra del tuo cuore e ti trasforma in un cuore nuovo e di carne per tutta l’umanità. Il silenzio è l’energia che dona forza al peso dei giorni e della vita. Chiudi gli occhi e tutte le apparenze che passano e sarai alle porte del Paradiso nella contemplazione del Volto dell’Amato. Quante distrazioni, rimorsi, paure, emozioni forti butta tutto nella tomba del tuo uomo vecchio che con l’aiuto della grazia diventa nuovo. Silenzio di chi ascolta e di chi parla e di chi custodisce la Parola come Maria: Vergine del silenzio che nell’attesa ha fatto la volontà di Dio e magnificando nel nascondimento la sua anima. Il silenzio è la notte oscura dell’anima dove si incontra il nostro tenebroso nulla nella luce del Tutto divino. Il silenzio è la soglia dell’inferno e del paradiso dove nel gioco della libertà umana si sceglie di essere felice per tutta l’eternità. Eterno Silenzio dove tutto muove e dove fai esistere ogni creatura donaci di gustare la dolcezza e la tenerezza del tuo Amore. Il cuore mi dice: silenzio parla il Silenzio sono nel turbine della confusione, il richiamo delle sirene del mondo e l’io che si mette al posto di Dio impediscono di sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda del silenzio.
Oh silenzio, linguaggio degli innamorati che si amano al di là delle parole dei pensieri di questo mondo, ma nello sguardo e nella fissità degli occhi esprimono la bellezza dell’amore che non ha bisogno di parole, pensieri, penne di scrittore, note di musicisti e pennelli di artisti, ma l’Amore vero è inesprimibile, inafferrabile e misterioso.
Il silenzio è il misterioso ponte che unisce il cielo e la terra e si intravede l’orizzonte dell’eternità. Chiudi gli occhi e la bocca, spegni il cuore dalle passioni mondane e calma la mente e vedrai che siamo fatti per il cielo e il nostro essere trova pace in Dio. In terra pregustiamo la gioia celeste ascoltando il silenzio che parla di luce e di eternità. C’è anche un silenzio di rispetto davanti al dolore umano, dove parla soltanto la carità che è discreta, umile e delicata. Infine c’è il silenzio delle galassie e quello delle stelle dove brilla la voce di Dio nel cuore confuso e affollato da tanti affetti e dal caos del microcosmo umano.
Ascolta il silenzio, perché parla il Silenzio.

adottare una parola

. venerdì 21 ottobre 2011
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segnalo una bella iniziativa patrocinata dalla Società Dante Alighieri a cui si può partecipare per difendere l'impoverimento della lingua: "Adotta una parola"


Per tutelare l'italiano che scompare, la Società Dante Alighieri, che dal 1889 si propone diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ha lanciato la campagna «Adotta una parola». In collaborazione con quattro dizionari d’italiano (Devoto Oli, Garzanti, Sabatini Coletti e Zingarelli) ha selezionato le parole in via d'estinzione nella nostra lingua.
Sul sito dell'iniziativa, chiunque ami l'idioma del bel paese può scegliere una parola, adottarla e diventarne il custode per un anno, impegnandosi a promuoverne l’utilizzo, segnalarne abusi e registrare nuovi significati. L'aspirante custode deve indicare la motivazione della scelta e sottoscrivere una dichiarazione simbolica d'impegno: in cambio, riceverà un certificato (digitale) di adozione.

Anche il Corriere della Sera contribuisce all'iniziativa. Hanno scelto venti parole "in via d'estinzione" e propongono un gioco per valorizzarle: nel forum di Corriere.it i lettori potranno scegliere una parola e inviare una frase che la contenga e ne illustri il significato. Ogni settimana, per un mese, le frasi migliori saranno pubblicate su Io Donna.

anagrammi

. martedì 18 ottobre 2011
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ma sarà un caso?

le parole dentro a un buco

. domenica 26 giugno 2011
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Un buco di silenzio, dentro cui precipita una madre, trascinando a poco a poco sua figlia. Una madre bellissima che suonava meravigliosamente il flauto e che adesso non esce di casa, non parla e fotografa buchi, di tutte le dimensioni, ovunque li trovi, dall'emmental alle tarme nel tavolo. Polaroid dell'abisso dentro cui è caduta e che protegge col silenzio.
E la figlia? Impara a tacere perché... "la mia voce sporgeva vergognosamente sul suo silenzio. (...) Non lo capiva nessuno che sono le parole che sono contrarie alla vita, ti nascono in testa, te le covi in gola, e poi in un attimo ci spargi sopra la voce e le uccidi per sempre. La lingua è un crematorio incosciente che vuole condividere e invece distrugge, come le dita-lame di Edward mani-di-forbice, che se accarezza taglia la faccia". Dal bel libro di Viola Di Grado "Settanta acrilico trenta lana", edizioni e/o

libertà e silenzio

. giovedì 23 giugno 2011
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Dall'ultimo libro di Jonathan Franzen, Libertà:
"Sembra che il silenzio soffra quando qualcuno lo rompe"

Salvare la lingua

. sabato 19 marzo 2011
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Quanto sono importanti le parole? In Francia il professor Bernard Fripiat, oltre ad aver fondato un sito (www.orthogaffe.com), tutti i sabati si esibisce su un palco con la prima “commedia ortografica” del teatro francese: un tentativo di salvare la correttezza e la varietà linguistica, giocando con gli errori più grossolani e comuni, e ridendoci su per meglio fissare nella memoria regole e strafalcioni da evitare. Intanto a Parigi il salone del libro è appena stato inaugurato con una gara di dettato, come se lo sforzo agonistico potesse riaccendere l’attenzione su grafemi e fonemi. La ricchezza della lingua si sta estinguendo?
Perdere la complessità espressiva è una condanna al mutismo del pensiero, la banalizzazione del dire è l’opposto del silenzio riflessivo su cui prolifera la vivacità semantica e l’espressione di sé.
Va letto, o riletto, in questa chiave il libro di Gianrico Carofiglio, La manomissione delle parole (Rizzoli). “La scelta delle parole è un atto cruciale e fondativo”, scrive. Un’azione che è insieme selettiva e creativa: si dà voce a una e una sola parola e si mettono a tacere tutte le altre possibili, non perfettamente aderenti alla natura esatta del pensiero o della cosa espressa. Perché come diceva il citato T.S. Eliot:
“E ogni frase
e sentenza che sia giusta (dove
ogni parola è a casa…
la comune
parola esatta senza volgarità, la formale
parola precisa ma non pedante
perfetta consorte unita in una danza

il giardino del silenzio

. domenica 16 gennaio 2011
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"Nei giardini le pause sono importanti e fruttuose" (...)
"I vuoti in agricoltura sono, oltre che vitali, essenziali. Le pause nell'architettura, nella musica, nella conversazione, in cucina, tanto per citarne alcune, sono rilevanti come i crescendo, i volumi, le costruzioni, i piatti forti...
I silenzi, in un luogo di suoni, sono importantissimi...
Ora la luce passa tra pianta e pianta, il sole accarezza i lati degli alberi, illumina i vuoti fino a terra: e con la luce c'è vita e allegria".
"Quando si è ammalati è molto facile capire quanta fatica divorino le stesse parole. Il silenzio affettuoso di un giardino vicino, con i suoi sussurrati pensieri fatti cure, amore e protezione, è, invece, di ottima e ritemprante compagnia".
da La pazienza del giardiniere di Paolo Pejrone

Il killer delle parole

. mercoledì 22 dicembre 2010
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E' un mestiere spietato e malinconico, quello di un cacciatore sicario che osserva le parole dimenticate, mai ravvivate d'uso e voce, mai più nominate, evocate, cucite in un discorso, e le elimina senza pietà. Lavoro ingrato, da spazzino pre-raccolta differenziata: per sbarcare il lunario questo aggiornatore di vocabolari, ad ogni neologismo che inserisce, deve fare pulizia, fare spazio. Per questo uccide i termini desueti: li rottama senza fare differenze. Le sfumature sono ingombranti... L'agguato del nuovo mette in scacco la memoria spazzandone via le tracce. Sistematizzare è anche perdere. Non poteva che essere Pennac il creatore di una fiaba di tanta crudeltà ironica e vera. L'ha musicata Claudio Ambrosini e va in scena alla Fenice di Venezia.

Sproloqui

. mercoledì 15 dicembre 2010
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Riprendo e pubblico per intero "L'editoriale dei lettori" pubblicato ieri dalla Stampa

Il diluvio della parola

Ormai sproloquiano tutti: politici, conduttori, gente colta e meno colta. In tv, per strada, persino in auto al telefono. Il più delle volte è aria fritta. Viva il silenzio!

di LUCIANO SAVOINO*

Mi sembra che mai come in questi anni si sia diffusa l’epidemia inarrestabile della continua loquela a ruota libera. Parlano tutti, i politici per primi e a ogni occasione, poi i conduttori, gli opinionisti, gli intervistatori, gli intervistati, la gente comune e quella sulla cresta della notorietà, senza distinzione di età, sesso, censo, etnia, idioma, professione, nazionalità. Parlano gli artisti, gli scrittori, i filosofi, la gente di cultura e quella ignorante, gli sportivi, i giornalisti, gli economisti, i poeti, i documentaristi, i perseguitati ed i persecutori, gli ammalati e i loro medici, i criminali e i loro avvocati, gli ergastolani graziati, e così via.
Il boom della parola parlata avviene ovunque: al telefono, in televisione, al bar, per strada, persino in macchina. L’attrazione del microfono supera di gran lunga quella della forza di gravità e scatena un flusso inarrestabile di ciance che i lubrificatissimi ed efficientissimi mezzi di comunicazione si incaricano di diffondere anche ai timpani più periferici e refrattari.
Quest’immane diluvio della parola ripetuta come un’eco senza fine (e che spesso trova conferma e risonanza nello scritto) permea ogni cosa di banalità e di aria fritta, di vuoti concetti, a volte di declamazioni stentoree che nascondono il nulla; non sono altro che esercitazioni ginniche della lingua, di quel muscolo complesso e importantissimo che è nato sostanzialmente come sede del gusto e solo successivamente come mezzo di espressione vocale in sostituzione dei suoni gutturali dei nostri progenitori. Ma questa evoluzione è giustificata alla sola condizione che siano espresse vere e sentite elaborazioni cerebrali e non le prime cose pigre che ronzano impazzite nei nostri meandri cerebrali e ne fuoriescono al solo scopo di gratificare l’udito dell’autore di così tanta saggezza. Viva il silenzio!

* architetto in pensione, 71 anni, Torino

Ho bisogno di silenzio

. venerdì 19 novembre 2010
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Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.
Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorientate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.
Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.
Gli amici veri, pochi, uno ?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.
Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.

Alda Merini

dire e non dire

. venerdì 30 luglio 2010
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Una bella riflessione che arriva da un libro di Stefano Bolognini, sul silenzio fecondo e “maieutico”. Il titolo è già un capolavoro: Lo Zen e l’arte di non sapere cosa dire (Bollati Boringhieri). Scrive lo psicoanalista: «Non si sa che dire vuol dire che verrebbero in mente delle cose da dire, ma che si sente o si capisce che quelle cose lì non sono adeguate, non sono sufficienti, non bastano, non risolvono, non smuovono, non raggiungono, spesso non sfiorano nemmeno la complessità, la profondità, il senso di ciò che si è presentato sulla scena del discorso: tanto più se si tratta di un discorso condiviso, che dovrebbe funzionare significativamente per chi parla e per chi ascolta.
E allora ci si ferma, sull’orlo dell’abisso.
E non si dice.
(…)
Di solito, se si hanno la pazienza e l’umiltà di attendere – senza pretendere di saper già cosa dire, subito e comunque – le cose un po’ alla volta si collegano, si chiariscono, si combinano, si trasformano, assumono un’evidenza e un senso.
Allora, e solo allora, si sa che cosa dire.

il delitto perfetto

. giovedì 22 aprile 2010
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Doppio furto: cito Marco Belpoliti ("Senza vergogna", Guanda) che cita Jean Baudrillard... ma ne vale la pena!
Quest'ultimo ci mette in guardia parlando del "delitto perfetto" perpetrato dal trionfo della televisione.
Se tutto è esposto alla vista, significa che non c'è più nulla da vedere.
La realtà stessa sembra scomparire nella totale trasparenza.
E se questo valesse anche per le parole?
Se le usi tutte, troppe, bla bla, bla bla, non c'è più nulla da ascoltare

una festa del silenzio...

. giovedì 8 aprile 2010
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...di cui parlare!
Il 16 aprile è la giornata del silenzio


Questa la motivazione:
The National Day of Silence brings attention to anti-LGBT name-calling, bullying and harassment in schools. Each year the event has grown, and now hundreds of thousands of students participate to encourage schools and classmates to address the problem of anti-LGBT behavior. Founded in 1996, the Day of Silence has become the largest single student-led action towards creating safer schools for all, regardless of sexual orientation, gender identity or gender expression. Find out more about the Day of Silence: www.dayofsilence.org.

un invito a leggere... in silenzio

. mercoledì 3 marzo 2010
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Un'associazione per raccontare la felicità di leggere: che meraviglia!

Si chiama Readere, l'hanno fondata Rosellina Archinto, Eva Cantarella, Evelina Christillin, Maurizio Luvizone, Paola Mastrocola e Giovanna Zucconi. Questo è il suo atto di fondazione
Il manifesto della parola bandita
di Paola Mastrocola
L’ idea è di leggere e basta. Chi legge legge, e chi non legge pazienza, faccia come vuole. Oggi tutti difendono, proteggono, salvaguardano la lettura, educano alla lettura, promuovono la lettura. Noi no. Noi leggiamo e basta. E mandiamo in giro l’immagine e i suoni di noi che leggiamo. Non c’è bisogno di dire che leggere è bello, utile, arricchente, prezioso, in, cult, must, trendy… Chi legge, sa che cos’è leggere. Chi vuole provare, provi. Noi sottintendiamo solo, con un piccolo gioco di
parole, che esiste una felicità del leggere, un’allegria di chi è lettore. Tutto qui.
La lettura presuppone silenzio, concentrazione, buio e lentezza: quattro parole BANDITE, che non stanno più in questo mondo. Si tratta, per leggere, di sedersi a un tavolo o in poltrona o sotto il tetto di un faggio. Stare fermi da qualche parte per qualche ora. Rimanere soli, zitti, scollegati da tutto e da tutti. Collegati «soltanto» a parole.
Leggere vuole silenzio e penombra. E lentezza. Una vita SlowBooK! Siamo consapevoli che il gesto di leggere è ormai in via d’estinzione, negletto, assente. Non c’è nella nostra vita, non c’è nelle immagini che ci bombardano da ogni parte. Oggi c’è rumore e caos, fretta e disordine.E leggere in rete è solo un’ennesimo modo di correre, è leggiucchiare, sbirciare, andare di fretta, essere quick, quickare (quiccare?).
La lettura invece è stare. Permanere fermi. Tutto il resto intorno corre e tu invece stai. Sei la roccia, e su di te le onde possono infrangersi ma tu non fai una piega. Stai, leggi. (READERE insegna a stare – sempre che insegni qualcosa… -,
non a leggere… Leggere è solo una conseguenza di stare).
E così, la lettura è andata fuori dai confini del Regno: la parola è bandita. E allora che la parola diventi per davvero BANDITA! Si tenga fuori, e combatta. Si metta un fazzoletto nero sulla bocca, assalti le diligenze e salvi le donzelle in pericolo. Crediamo che oggi leggere sia l’unico gesto politico possibile, e che sia un gesto rivoluzionario.
– La Stampa 2.marzo.2010

allarme ecologia

. lunedì 16 novembre 2009
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Tutto questo parlare di silenzio non suonerà troppo astratto? Qui non si vuol fare solo teoria, ma pratica. E allora verifichiamo pragmaticamente come “funziona” il silenzio, con un paradosso.

Sono giorni di dibattito (più politico che ecologico) su emergenza clima e risorse (in esaurimento) del pianeta. La terra è in riserva. E se lo fosse anche il linguaggio? Se le parole che usiamo ogni giorno, scialando verbalmente, non fossero illimitate? Fino a ieri le avevamo a disposizione tutte, ogni volta che ci servivano. Oggi, man mano che le impieghiamo, finiscono. Stop alla lingua rinnovabile. Non c’è refill per bocca e cervello. Se usi “amore” una volta, la parola è andata, perduta. Per sempre. Lo stesso dicasi per “io”, “bello”, per tutti i nomi delle cose, gli aggettivi. Gli insulti.

Ogni espressione pronunciata, è consumata. Definitivamente, senza ricarica, stop. Non faremmo un uso più sobrio del bla-bla prima di ridurci a fine-scorte?

Così, asciugando asciugando, selezionando e dosando per arrivare a poter dire, in una vita intera, tutte le cose importanti almeno una volta, che cosa si può spendere - linguisticamente parlando -senza pensarci troppo su? Di che cosa non si può rischiare l’esaurimento?

Se devo scegliere una sola parola “Gronchi rosa”, io forse ne prendo una piccola piccola, corta corta, e potente: sì.

E voi?

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