Alla trasmissione di Livio Partiti, una conversazione su "Pause" (ed. Mimesis)
http://ilpostodelleparole.typepad.com/blog/2013/12/nicoletta-polla-mattiot.html
Silenzio e pause a Il posto delle parole
Etichette: editoria, il posto delle parole, libri, livio partiti, mimesis, pause, polla-mattiot, radio, silenzioIn mezzo alle parole, c'è spazio per "Pause"
Etichette: accademia del silenzio, editoria, festival di letteratura, i luoghi delle parole, libri, mimesis, pause, polla-mattiotReF - Recensioni Filosofiche
Etichette: accademia del silenzio, duccio demetrio, mimesis, nicoletta polla-mattiot, pause, scrittori italiani, silenzioReF - Recensioni Filosofiche dal 1999 è la prima rivista filosofica italiana dedicata esclusivamente alle recensioni di testi di filosofia.
Ha appena pubblicato una recensione di uno dei Taccuini di Accademia del Silenzio, la collana edita da Mimesis e diretta da Duccio Demetrio e Nicoletta Polla-Mattiot.
Si tratta di "Pause"

ReF - Recensioni Filosofiche: Polla-Mattiot, Nicoletta, Pause. Sette oasi di sos...: Milano-Udine, Mimesis, 2012, pp. 60, euro 4,90, ISBN 9788857509938 Recensione di Annarita Tucci - 07/11/2012 L’ultima fatica di Nico...
Letture di viaggio... prima della fine del mondo
Etichette: la stampa, libri, mimesis, Nicolettta Polla-Mattiot, pause, silenzioLa recensione delle Pause (Mimesis) sulla Stampa
Consigli di lettura del mese di dicembre Libri per viaggiatori di Irene Cabiati irene.cabiati@lastampa.itESPLORATORI DEL SILENZIO Un tecnico e una filosofa come guide per un viaggio nel silenzio. Lui, Sergio Cingolani, è un esperto di acustica ambientale e architettonica e, fra l’altro, ha esplorato il silenzio monastico e l’acustica dei luoghi di culto. Lei, Nicoletta Polla-Mattiot, giornalista e saggista, è curatrice del Festival del Silenzio ed è cofondatrice, insieme con Duccio Demetrio, dell’Accademia del Silenzio. Il presupposto è il frastuono di voci e di rumori a cui siamo sottoposti in maniera così sistematica da non riuscire, talvolta, a sopportare le pause fra un rumore e l’altro. E’ un viaggio appassionante perché non ha una meta precisa, ciascuno può scegliere il proprio approdo. Potrebbe essere la consapevolezza: ci aiuta a capire chi siamo e che tipo di relazione riusciamo a instaurare con l’ambiente e con le persone. Condizioni indispensabili per viaggiatori-esploratori. Il tecnico racconta il rumore. Quel gigante invisibile che ci imprigiona con il suo bozzolo di decibel intessuto di voci e di strumenti. Capita che per liberarcene, per uscire dal frastuono e imporre la nostra presenza, urliamo più forte. «Oggi – scrive Cingolani - sembra che la ricerca del rumore sia il sostituto di una mancanza di presenza e di partecipazione con la quale si tende a superare l’angoscia della morte». Morire è anche non riuscire a farsi ascoltare, morire è anche non riuscire ad ascoltare le vibrazioni del silenzio. In viaggio con Cingolani entriamo nel corpo per perlustrare il sistema fonatorio, voliamo nello spazio a caccia di voci primordiali, saliamo e scendiamole scale di decibel, visitiamo i luoghi del silenzio dai monasteri alle sale di registrazione ai deserti, al bagno penale della Cayenna , sfioriamo le pagine dei libri e i depliant di amene località turistiche fino al confronto con l’arte che si espone. È muta ma riesce a far scaturire le voci dell’anima. Scopriamo che il silenzio assoluto non esiste e che forse quello che più ci attrae e ci atterrisce è il silenzio di Dio: non ne conosciamo il suono ma ad esso attribuiamo sonore lezioni di vita. Alla fine di questa esplorazione sembra di non aver raggiunto alcuna meta. La domanda fondamentale è : dove vogliamo andare? Ci aiuta a scoprirlo Nicoletta Polla Mattiot. Accompagnati dal pensiero di poeti, scrittori e filosofi, percorriamo un itinerario di sette tappe, le Pause, un percorso di avvicinamento non al silenzio perfetto «che non appartiene all’esperienza umana» ma al riconoscimento della qualità del silenzio( il silenzio ovattato e il silenzio di ghiaccio, il silenzio sottile e il muro di silenzio) e agli effetti che produce. Sono i passi necessari per arrivare alla meta più ardita, l’ascolto, l’esercizio più difficile perchè impone il confronto con se stessi e con gli altri. L’autrice suggerisce di imparare a «raccogliere» perchè «esistono qualità diverse del silenzio da cogliere» e raccogliere silenzi significa esercitare la percezione dei cinque sensi: quindi l’odore, la forma, il colore, il suono, il sapore del silenzio. Imparare a dire ma soprattutto a tacere per riconoscere il valore della detonazione delle emozioni. Imparare a sopportare i dolori, quelli che ci fanno restare senza parole, il più insopportabile dei quali non è la morte ma la perdita di identità. PAUSE. SETTE OASI DI SOSTA SULL’ORIZZONTE DEL SILENZIO di Nicoletta Polla Mattiot, Mimesis, 4,90 euro PER UNA STORIA DEL SILENZIO di Stefano Cingolani, Mursia, 154 pagine,11 euro Letture di viaggio... prima della fine del mondo
il giardino del silenzio
Etichette: giardino, parole, pause, pejrone, silenzio"Nei giardini le pause sono importanti e fruttuose" (...)
"I vuoti in agricoltura sono, oltre che vitali, essenziali. Le pause nell'architettura, nella musica, nella conversazione, in cucina, tanto per citarne alcune, sono rilevanti come i crescendo, i volumi, le costruzioni, i piatti forti...
I silenzi, in un luogo di suoni, sono importantissimi...
Ora la luce passa tra pianta e pianta, il sole accarezza i lati degli alberi, illumina i vuoti fino a terra: e con la luce c'è vita e allegria".
"Quando si è ammalati è molto facile capire quanta fatica divorino le stesse parole. Il silenzio affettuoso di un giardino vicino, con i suoi sussurrati pensieri fatti cure, amore e protezione, è, invece, di ottima e ritemprante compagnia".
da La pazienza del giardiniere di Paolo Pejrone
il silenzio di Servillo
Etichette: attore, emozioni, pause, scena, servillo, silenzio, teatro«In scena il silenzio aumenta la forza del rito, condiviso in diretta, da chi propone e chi riceve: la pausa ben gestita aumenta lo scambio di emozioni e pensieri contenuti nello spettacolo. Come se l'attore suggerisse allo spettatore, insieme al testo, "siamo qui, io e te, ora". Una sottolineatura del tempo che passa, della durata drammatica».
Toni Servillo intervistato da Liana Messina (su D, 16 ottobre 2010)
La scoperta: il cervello e i neuroni del silenzio
Etichette: cervello, neuroni, pause, silenzio, suonoLa notizia è davvero interessante. La pubblica la rivista scientifica Neuron e la riprende la Repubblica: nel nostro cervello esisterebbe un circuito deputato a trasportare il segnale del silenzio dall'orecchio fino alla corteccia uditiva. Vale a dire che esiste un gruppo di neuroni che si attiva proprio al tacere, alla sospensione, alla pausa.
La scoperta arriva da una serie di esperimenti condotti da uno psicologo, Michael Wehr, dell'università dell'Oregon. Finora avevamo sempre pensato che i neuroni uditivi si attivassero quando c'era qualcosa da sentire (parole, suoni, rumori) e tornassero inerti quando tutto taceva. Era logico, intuitivo. Se non c'è nulla da ascoltare, il cervello si spegne. E invece no: si accende! Proprio così. E' stata riscontrata la presenza nell'encefalo di un doppio canale. Uno per ascoltare il pieno e l'altro il vuoto, uno per sentire i suoni e l'altro per sintonizzarsi sul silenzio. Entrambi i canali hanno stessa importanza, entrambi sono sensibili, separati e indipendenti. E, mi verrebbe da dire, integrati o integrabili, tant'è vero che, solo grazie ai "neuroni del silenzio" è possibile "tagliare" il linguaggio in parole, intercalate a pause, e quindi riuscire a decodificarlo semanticamente.
Non è una sorta di patente (scientifica) di cittadinanza del silenzio?
Non come antitesi o negazione, ma come alternanza e reale integrazione comunicativa (anzi uditiva!). Si tratta davvero di un'ipotesi rivoluzionaria.

