Accademia del silenzio

. martedì 28 dicembre 2010
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E’ nata   L’ACCADEMIA DEL SILENZIO
Un nuovo modo di comunicare, un diverso ritmo del vivere
da un’idea di Duccio Demetrio e Nicoletta Polla-Mattiot

ANGHIARI – MILANO – TORINO 
INSIEME PER UN MANIFESTO DEL SILENZIO

Scuola, laboratorio, occasione di confronto, vacanza dal rumore: è nata l’Accademia del silenzio.
-Un luogo dove incontrarsi per condividere esperienze legate al silenzio.
-Uno spazio didattico dove esercitare le risorse terapeutiche e creative del silenzio.
-Una scelta ecologica contro l’inquinamento acustico, ma anche contro l’inquinamento esistenziale.
-Un viaggio di ricerca, che parte da una semplice convinzione: che il silenzio è un’arte, che si può sperimentare, imparare e condividere. E che riscoprire il silenzio significa innanzitutto ricostruire un rapporto diverso con il tempo delle proprie esperienze.

PER PRENDERSI UNA PAUSA DAI SOLITI RITMI, PER RALLENTARE, PER SENTIRE 
NO al rumore.  SI’ all’ascolto
NO all’eccesso verbale. SI’ alla comunicazione
NO alla fretta. SI’ allo slow listening e slow talking

PERCHE’ UN’ACCADEMIA DEL SILENZIO
□ Per diffondere una cultura e un’ecologia del silenzio, del rispetto dei luoghi e delle persone, del piacere di reimparare ad ascoltare: suoni, voci, natura…
□ Per promuovere una “nuova militanza del silenzio” nei consueti luoghi di vita, contro l’inutile rumore
□ Per favorire un approfondimento delle occasioni creative che hanno la necessità del silenzio (pittura, scrittura, meditazione …)
□ Per imparare un “linguaggio del silenzio”, delle pause, del giusto tono, dell’ascolto condiviso
 
PER CHI
□ Per tutti coloro che già amano il silenzio
□ Per tutti coloro che hanno bisogno di rieducarsi al silenzio, anche in relazione a stress emotivi, a disagi esistenziali, a momenti critici
□ Per tutti coloro che hanno bisogno di silenzio per coltivare i loro hobby creativi, dalla scrittura alla lettura, alla riflessione
□ Per quanti vogliano apprendere strumenti di teoria e pratica del silenzio a scopo “professionale” 

LA SCUOLA
L’Accademia offre ai suoi iscritti soggiorni in ambienti agrituristici, nel territorio di Anghiari, manifestazioni artistiche e culturali, incontri con autori e professionisti del silenzio, in spazi comuni e collettivi e in spazi laboratoriali distinti per sezioni (Sezione scrittura e lettura, Sezione grafica e pittorica, Sezione comunicazione e linguaggio, Sezione clinica, Sezione escursionistica, Sezione filosofica/religiosa, Sezione musicale, etc) 

LE ATTIVITA’
La sede principale dei corsi (laboratori e lezioni) è la LIBERA UNIVERSITA’ DI ANGHIARI (www.lua.it), ma l’Accademia dà vita a una serie di iniziative volte a promuovere una cultura del silenzio anche nelle grandi città (i primi appuntamenti previsti: Milano-Torino, maratona del silenzio). Inoltre l’Accademia promuove club del silenzio nelle diverse località di provenienza degli iscritti, gemellaggi con borghi e città italiane interessati a siglare un manifesto del silenzio. 

Il killer delle parole

. mercoledì 22 dicembre 2010
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E' un mestiere spietato e malinconico, quello di un cacciatore sicario che osserva le parole dimenticate, mai ravvivate d'uso e voce, mai più nominate, evocate, cucite in un discorso, e le elimina senza pietà. Lavoro ingrato, da spazzino pre-raccolta differenziata: per sbarcare il lunario questo aggiornatore di vocabolari, ad ogni neologismo che inserisce, deve fare pulizia, fare spazio. Per questo uccide i termini desueti: li rottama senza fare differenze. Le sfumature sono ingombranti... L'agguato del nuovo mette in scacco la memoria spazzandone via le tracce. Sistematizzare è anche perdere. Non poteva che essere Pennac il creatore di una fiaba di tanta crudeltà ironica e vera. L'ha musicata Claudio Ambrosini e va in scena alla Fenice di Venezia.

Sproloqui

. mercoledì 15 dicembre 2010
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Riprendo e pubblico per intero "L'editoriale dei lettori" pubblicato ieri dalla Stampa

Il diluvio della parola

Ormai sproloquiano tutti: politici, conduttori, gente colta e meno colta. In tv, per strada, persino in auto al telefono. Il più delle volte è aria fritta. Viva il silenzio!

di LUCIANO SAVOINO*

Mi sembra che mai come in questi anni si sia diffusa l’epidemia inarrestabile della continua loquela a ruota libera. Parlano tutti, i politici per primi e a ogni occasione, poi i conduttori, gli opinionisti, gli intervistatori, gli intervistati, la gente comune e quella sulla cresta della notorietà, senza distinzione di età, sesso, censo, etnia, idioma, professione, nazionalità. Parlano gli artisti, gli scrittori, i filosofi, la gente di cultura e quella ignorante, gli sportivi, i giornalisti, gli economisti, i poeti, i documentaristi, i perseguitati ed i persecutori, gli ammalati e i loro medici, i criminali e i loro avvocati, gli ergastolani graziati, e così via.
Il boom della parola parlata avviene ovunque: al telefono, in televisione, al bar, per strada, persino in macchina. L’attrazione del microfono supera di gran lunga quella della forza di gravità e scatena un flusso inarrestabile di ciance che i lubrificatissimi ed efficientissimi mezzi di comunicazione si incaricano di diffondere anche ai timpani più periferici e refrattari.
Quest’immane diluvio della parola ripetuta come un’eco senza fine (e che spesso trova conferma e risonanza nello scritto) permea ogni cosa di banalità e di aria fritta, di vuoti concetti, a volte di declamazioni stentoree che nascondono il nulla; non sono altro che esercitazioni ginniche della lingua, di quel muscolo complesso e importantissimo che è nato sostanzialmente come sede del gusto e solo successivamente come mezzo di espressione vocale in sostituzione dei suoni gutturali dei nostri progenitori. Ma questa evoluzione è giustificata alla sola condizione che siano espresse vere e sentite elaborazioni cerebrali e non le prime cose pigre che ronzano impazzite nei nostri meandri cerebrali e ne fuoriescono al solo scopo di gratificare l’udito dell’autore di così tanta saggezza. Viva il silenzio!

* architetto in pensione, 71 anni, Torino

la performance del silenzio

. giovedì 2 dicembre 2010
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Si intitola "Nel tuo sguardo 716 ore, 3090 occhi". Sono gli sguardi e gli occhi di tutti quelli che hanno "sfidato" il silenzio di Marina Abramovic, sedendosi di fronte a lei, durante la sua ultima performance al Moma di New York (The artist is present).
Volti muti, emozionati, attoniti, commossi, inquieti, seri, perplessi, sorpresi, increduli, catturati dall'assenza di parole, che non è assenza di comunicazione.



La mostra di Marco Anelli arriva a Milano, alla Fondazione Forma

Un'altra definizione

. giovedì 25 novembre 2010
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Hélène Grimaud, pianista celebrata dalla vita complicata e avventurosa, definisce la musica estensione del silenzio. Senza silenzio sarebbe solo rumore. Così, del resto, ha intitolato il suo bellissimo volume sulla musica del Novecento Alex Ross: The rest is noise, Il resto è rumore (tradotto da Andrea Silvestri, Milano 2009).

La morte del silenzio?

. mercoledì 24 novembre 2010
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Oggi sul Corriere della Sera articolo in pagina culturale di Vittorino Andreoli: La perdita dei sensi della digital generation. Interessante e anche un po' angosciante: a un certo punto si parla della perdita dei sensi di questa generazione educata al e dal digitale. Innanzitutto il tatto, poi l'udito. Cito

L'udito è ormai continuamente stimolato in modo particolare dalla musica, ma anche dalle parole e dai rumori. Tant'è che si può dichiarare morto il silenzio di questa generazione

Posizione estrema, che nella generalizzazione si smentisce da sola. Dichiarare la morte di qualcosa (del libro, del romanzo, dei valori) può servire solo a suonare un campanello d'allarme, mai a descrivere una dinamica reale. Per fortuna. Anche nel caso del silenzio dichiarato morto per la generazione digitale, dovremmo aggiungere, perché possa avere una parvenza di verità: per la generazione digitale che vive nelle società opulente, nei grandi conglomerati urbani, con educazione familiare e scolastica a livello zero e ancora altre limitazioni. Arrivando così a una percentuale abbastanza bassa, che indicherebbe, ecco il punto, solo una tendenza, per nulla maggioritaria. Non per questo meno pericolosa certo, ma tale da essere fermata e messa in un angolo dalla capacità vitale di silenzio della gran parte di questa generazione, che potremmo definire senz'altro diversamente digitale.

chi vuole rispondere?

. lunedì 22 novembre 2010
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Oggi si è parlato di silenzio in Bicocca. Un'ora e mezza di lezione, un'ora e mezza di parole per raccontare come il silenzio può diventare uno "strumento di comunicazione". Questo è il questionario che abbiamo proposto a tutti gli studenti. Chiunque si colleghi a questo blog e abbia voglia di farlo, in tutto o in parte, è il benvenuto. Compilate il form con le vostre risposte



Il questionario è disponibile e si può scaricare anche sul sito dell'università

Ho bisogno di silenzio

. venerdì 19 novembre 2010
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Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.
Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorientate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.
Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.
Gli amici veri, pochi, uno ?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.
Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.

Alda Merini

Un indovinello che ci riguarda

. sabato 13 novembre 2010
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Anonimo poeta dell'Antologia Palatina, dal libro degli indovinelli (XIV 22):

Non parlare, e dirai il mio nome. Devi proprio parlare?
Anche stavolta - miracolo - parlando il mio nome dirai.

il silenzio del venerdì

. sabato 30 ottobre 2010
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Ieri, 29 ottobre, la rubrica Parole di Daria Galateria, sul Venerdì di Repubblica, era dedicata a silenzio. Si apre col latino silentium e se ne descrivono le utilità, con una sola controindicazione. Le parole sono di Hazlitt, Bufalino, Colton, Odifreddi, Canetti, Dart-Thornton, Delbrȇl. Mancano le parole del nostro blog, ma noi perdoniamo DG in silenzio...

il silenzio di Servillo

. martedì 26 ottobre 2010
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«In scena il silenzio aumenta la forza del rito, condiviso in diretta, da chi propone e chi riceve: la pausa ben gestita aumenta lo scambio di emozioni e pensieri contenuti nello spettacolo. Come se l'attore suggerisse allo spettatore, insieme al testo, "siamo qui, io e te, ora". Una sottolineatura del tempo che passa, della durata drammatica».
Toni Servillo intervistato da Liana Messina (su D, 16 ottobre 2010)

turismo del silenzio

. mercoledì 13 ottobre 2010
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Il silenzio è un lusso e per questo ormai è messo in vendita. Di vacanze dal rumore, parla oggi un articolo di Ambra Somaschini su Repubblica, che segnala qualche sito (e meta) interessante.
I già noti alberghi del silenzio, dove l'indice di qualità è tanto più alto quanto migliore è l'isolamento e l'insonorizzazione (www.relaisdusilence.com), un'agenzia di viaggi portoghese che organizza dei "silence tour": ecopasseggiate a basso impatto acustico (www.silencetour.pt) e un itinerario australiano che si chiama proprio "Sound of silence". Dedicato a i viaggiatori del silenzio...

la musica del silenzio

. martedì 12 ottobre 2010
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«Di solito è nel caos che trovo il silenzio, dove nasce la mia musica (...)
Io non creo niente. La musica c'è già: non faccio altro che portarla alla luce. Un po' come un archeologo che, dal frammento di un vaso, scopre una città sotterranea"
dall'intervista di Giovanni Allevi per "Alien" su Grazia dell'11/10/2010

VENDERE SILENZI

. venerdì 8 ottobre 2010
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Nel nuovo libro di Douglas Coupland, Generazione A (Isbn), Harj, uno dei cinque protagonisti, è un venditore di silenzi. Si è inventato un falso sito di e-commerce su cui si possono comprare “suonerie da camera delle celebrità”
“Per 4 dollari e 99 si poteva visitare il mio sito e scaricare un’ora di silenzio registrato in camera di tutta una serie di personaggi famosi, i quali avevano promesso di devolvere il ricavato in beneficenza. C’erano Mick Jagger (Londra; rumori metropolitani), Garth Brooks (ambiente rurale; rumore di un aereo in lontananza), Cameron Diaz (Miami: sexy, sole, civetterie) e così via. Come tocco di distinzione avevo aggiunto il silenzio del loft a Tribeca in cui abitavano Lou Reed, il grande sopravvissuto del rock underground, e la sua materna compagna, l’artista d’avanguardia sperimentale multimediale, Laurie Anderson”.
Il finto sito ha così successo che si scatena una folla di potenziali clienti e il New York Times chiama Harj per un’intervista sui suoi silenzi firmati.
Ecco uno stralcio del dialogo-intervista fra Harj e Leslie, la giornalista:
“-Conto di lanciare la mia nuova linea di suonerie da camera in concomitanza all’uscita del vostro articolo
-Una nuova linea?
-Sì, l’ho chiamata “Notturni: Panorami Acustici Serali”, con preminenza di rumori di insetti notturni e marcata assenza di macchine e veicoli
-Mi sta dicendo che c’è differenza fra il silenzio diurno e il silenzio notturno?
-Sì, Leslie. Immagini di trovarsi in una stanza completamente buia con gli occhi chiusi. Poi apra gli occhi. E’ buio esattamente come quando ha gli occhi chiusi, eppure è un buio completamente diverso da quello di prima, no?
-E’ vero”.
Ed è geniale. Anche se qualcosa del genere esiste veramente…

Grazie della segnalazione all’amico Gianfranco.

Solo un pensiero

. martedì 5 ottobre 2010
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Tutto è un modo di dire, se si dice. Quando si muore, è un modo di morire (Carmelo Bene)

il silenzio di internet

. mercoledì 15 settembre 2010
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Staccare la spina: letteralmente. Cinque scienziati americani hanno provato a vivere per un mese unplugged, senza computer, mail, telefono, nel "silenzio" dello Utah, isolati da qualsiasi collegamento hi-tech.
Sul blog del New York Times raccontano non solo l'esperienza (i più entusiasti sono David Strayer, professore di psicologia all'Università dello Utah e Paul Atchley dell'Università del Kansas. Più scettico Art Kramer, dell'Università dell'Illinois), ma i cambiamenti che avvengono nel cervello e nei sensi, tagliando tutti i ponti con le abitudini digitali.
Ne è nato un dibattito fra agli autoreclusi dello Utah e un piccolo campione di detecnologizzati volontari, invitati dal giornale a vivere per un po' senza rete (i video con i loro racconti sono molto divertenti).
Dis-connettersi, mettere a tacere i contatti virtuali, regala indubbiamente più tempo e molti vuoti. Ma questo vuoto è interstizio mentale, spazio (e respiro vitale) FRA i pensieri? E' solo un contenitore che improvvisamente (e forzatamente, per prova, per sfida, per esperimento e per un tempo limitato) si svuota o diventa anche, quasi inconsciamente o almeno involontariamente, contenuto soggettivo? E lascia una traccia (nel cervello, non nelle abitudini di vita. Quelle è ovvio, per un po', finché dura la prova, cambiano) oppure no?

Il silenzio dell'india

. martedì 7 settembre 2010
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"Il motore ha taciuto e si è acceso il silenzio. Si è proprio acceso, perché un silenzio così silenzioso non l'avevo mai sentito. Mai. Nemmeno nella piu fonda delle campagne di casa mia, nemmeno sulla cima delle montagne coperte di neve. Quello è comunque un silenzio domestico, umano. Questo della giungla è animale". Dal bel libro di Sandra Petrignani "Ultima India" una citazione da Simone Weil: "Ci sono vari gradi di silenzio, esiste un silenzio nella bellezza dell'universo che è rumore in confronto al silenzio di Dio"

Dove abita il silenzio

. martedì 17 agosto 2010
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Dal Messaggero di Sant'Antonio la segnalazione di un convegno di approfondimento:

Un convegno organizzato dal 3 al 4 settembre dalla comunità francescana di Sanzeno (TN), per scoprire insieme le dimensioni del silenzio e il suo intimo legame con la nostra più profonda umanità. (di fra Fabio Scarsato)

Il silenzio è «d’oro» quando crea ascolto, pace, comunione; è «figlio del diavolo» quando copre, isola, condanna. C’è il silenzio della spiritualità e della preghiera, e quello dei codardi e dei colpevoli; quello del rispetto e quello del tradimento; quello da cercare e quello da infrangere.

La duplice faccia del silenzio è il tema di «Rompere il silenzio! Tra Grande silenzio e silenzi colpevoli», quarto convegno organizzato, dal 3 al 4 settembre 2010, dalla fraternità francescana di Sanzeno (TN) in Val di Non, nella suggestiva cornice di Casa de’ Gentili, un palazzo nobile del ’500, a pochi chilometri da uno splendido santuario del silenzio, l’Eremo di San Romedio. Perché scegliere un tale tema in una società che vive quotidianamente in un rumore assordante e nello stesso tempo copre con un silenzio altrettanto assordante tutto ciò che non vuol sentire né vedere? Perché nella distinzione tra silenzio e silenzio ci giochiamo la nostra umanità. Il silenzio in cui scegliamo di abitare è ciò che ci distingue.
La dualità silenzio-parola inizia fin da piccoli. I genitori aspettano trepidanti i primi incomprensibili suoni gutturali del pargolo, faticano a insegnargli ogni parola, salvo poi passare la vita a imporgli di stare zitto, magari con un dito minaccioso sulle labbra o un urlo a squarciagola, in barba alla coerenza educativa. Eppure, forse proprio dalla rottura del silenzio o, meglio, dalla dinamica complessa di parola e silenzio è iniziata la nostra umanità. Chiamarsi, raccontare, condividere, cantare e pregare insieme, domandare e rispondere: quante esperienze fondamentali sorgono dalla parola. Rainer Maria Rilke, il grande poeta austriaco-boemo, alludendo al racconto biblico della creazione, suggeriva che gli esseri umani sono venuti al mondo perché Dio dall’eternità stava aspettando che qualcuno desse un nome alle sue creature e che chiamandole per nome le riconoscesse e le facesse esistere. Anche noi esistiamo se qualcuno che ci ama rompe il silenzio e ci chiama per nome.

E tuttavia, gli uomini hanno cominciato a essere un pochino meno uomini quando la parola ha preso il sopravvento ed è diventata urlo, pregiudizio, attacco, insulto, slogan, muro. Non c’era più silenzio tra le nostre parole sempre più ingombranti, ipertrofiche, escludenti; gusci vuoti e seducenti nelle mani del potere. «Mio», «negro», «vendetta» non erano più le sillabe della creazione. Ed è stata la torre di Babele, anche questa di biblica memoria. Confusione di lingue, cimitero di parole: da qui è rinata la nostalgia del silenzio.

È paradossale il silenzio: per parlarne bisogna romperlo. E invece, per ascoltarlo, bisogna che tutto, attorno e dentro noi, taccia. È sfuggente come un’anguilla il silenzio, ma senza di esso, sapientemente dosato, la Nona di Beethoven non sarebbe mai stata composta: è lui che mette in fila le note o le parole, che dal caos crea l’armonia dei suoni. Al punto che non sappiamo dire se sono la parola e il suono a interrompere il silenzio, o è il silenzio a interrompere i suoni.

Il silenzio, componente profonda di ogni uomo, diventa fondamento per chi vive di spiritualità. Il silenzio delle religioni – in alcuni luoghi o tradizioni persino rigido – non è solo orpello esterno, è sostanza impalpabile. È un «grande» silenzio. Ti assale di colpo quando varchi il portone di un monastero benedettino o la più umile porticina di un eremo francescano della Valle Reatina: ti sorprende, inizialmente ti atterrisce; di colpo speri che almeno il telefonino ti venga in soccorso. Poi pian piano ti accorgi che quel nulla è l’inizio, l’ansia si placa e, come accade agli occhi che si abituano gradualmente a vedere nel buio, finalmente tu percepisci il silenzio, lo senti dentro e intorno a te. L’imbarazzo cessa, mentre correnti profonde di relazione e comunione solcano mente e corpo. Ti accorgi che è un silenzio «fragoroso», abitato da mille voci. O forse da una sola: quella di Dio. Ti rimarrà dentro per sempre la nostalgia di un tale silenzio.

È un attimo, un incontro, un’illuminazione ma adesso è chiaro: quel grande silenzio è l’espressione più alta del bisogno di silenzio che alberga in ogni uomo. Lo sappiamo d’istinto ma non ci riflettiamo. Eppure la voglia di «staccare la spina», di ascoltare il rumore del vento, di sostare assorti sulla riva del mare sono echi di quel silenzio. A nulla valgono, per trovar pace, quell’infinità di «protesi sonore» (microfoni, altoparlanti, stereo, cuffiette, ipod, suonerie), che ci siamo inventati.

Ma il silenzio non è solo pace, ci sono luoghi in cui stona, è rumoroso, fuori luogo, persino colpevole. È un’arma a doppio taglio. C’è chi lo usa per «coprire» situazioni e storie scomode, per cancellare fatti e peccati, per aggiungere violenza a violenza, per giustificare vizi e inadempienze del potere, per poter dire «io non c’entro, io non lo sapevo».

Proprio da qui, da questa duplice faccia del silenzio, è nato il tema del nostro quarto convegno a Sanzeno. Il nostro approccio è volutamente interdisciplinare ed ecumenico, partendo dal presupposto francescano che non c’è nulla di autenticamente umano che non sia subito del tutto spirituale, e viceversa. Il nostro sogno non è solo quello di scandagliare le molteplici dimensioni del silenzio, ma quello di renderlo la lingua comune dell’umanità, il luogo dell’essere, la dimensione della fraternità. A differenza di ogni altra lingua non ha bisogno di traduzioni e traduttori, è uguale a tutte le latitudini, non cambia con il cambiare della cultura. E se proprio a un certo punto esso deve «essere rotto», che lo si faccia unicamente per incontrare i fratelli e le sorelle. Solo da questo silenzio le tante lingue e le tante culture non causeranno più alcuna Babele.

Il programma qui

chi abita a clusane?

. lunedì 9 agosto 2010
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Pare sia il paese più silenzioso d'Italia, almeno secondo una ricerca nazionale dell’università La Sapienza di Roma, riportata da IoDonna: "Clusane (Brescia), paese di pescatori e di monasteri, affacciato sul lago d’iseo al riparo da verdi canneti..."
E quali sono i secondi e terzi classificati di questa hit al contrario?
Da quali luoghi è composta la top ten dei silenzi?
Come si fa a sintonizzarsi?
Se qualche silenzioso abitante di clusane ci legge, ci scriva!

il silenzio ondulato

. martedì 3 agosto 2010
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com'è il silenzio? credo che federico garcìa lorca abbia trovato una perfetta definizione. leggetela in questa sua poesia:

Oye, hijo mío, el silencio.
Es un silencio ondulado,
un silencio,
donde resbalan valles y ecos
 
Senti, figlio mio, il silenzio.
E’ un silenzio ondulato,
un silenzio,
dove scivolano valli ed echi.

 

Federico García Lorca

il silenzio è ondulato, perché aiuta a trovare emozioni. 
è ondulato perché è "pieno". 
è ondulato perché trasmette sensazioni: aiuta ad ascoltarti
è ondulato perché è lì che scivolano le valli della tua vita e gli echi delle voci di chi hai incontrato

dire e non dire

. venerdì 30 luglio 2010
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Una bella riflessione che arriva da un libro di Stefano Bolognini, sul silenzio fecondo e “maieutico”. Il titolo è già un capolavoro: Lo Zen e l’arte di non sapere cosa dire (Bollati Boringhieri). Scrive lo psicoanalista: «Non si sa che dire vuol dire che verrebbero in mente delle cose da dire, ma che si sente o si capisce che quelle cose lì non sono adeguate, non sono sufficienti, non bastano, non risolvono, non smuovono, non raggiungono, spesso non sfiorano nemmeno la complessità, la profondità, il senso di ciò che si è presentato sulla scena del discorso: tanto più se si tratta di un discorso condiviso, che dovrebbe funzionare significativamente per chi parla e per chi ascolta.
E allora ci si ferma, sull’orlo dell’abisso.
E non si dice.
(…)
Di solito, se si hanno la pazienza e l’umiltà di attendere – senza pretendere di saper già cosa dire, subito e comunque – le cose un po’ alla volta si collegano, si chiariscono, si combinano, si trasformano, assumono un’evidenza e un senso.
Allora, e solo allora, si sa che cosa dire.

una definizione

. martedì 13 luglio 2010
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ho letto a Pennabilli,da qualche parte, una definizione di Tonino Guerra, anche nel suol amato dialetto:
il silenzio è una bomba che ti scoppia nel cervello.

il paradosso del silenzio

. lunedì 5 luglio 2010
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Che cosa c'entra l'elogio della contraddizione con il silenzio? Leggo Salman Rushdie (il testo che presenterà il 10 luglio alla Milanesiana) e la sua difesa del paradosso è un richiamo al chiaroscuro, a quello spazio interstiziale fra bianco e nero, sì e no, dire e non dire, che il silenzio occupa dialetticamente e senza prendere spazio. Il silenzio è e non è, contemporaneamente buono e cattivo, vuoto o pieno, assenza e presenza, strumento, mezzo e fine, ma anche omissione volontaria, base di quel "nel pensier mi fingo" da cui nasce tutta la poesia e la letteratura.
Per questo mi piace riportare almeno qualche riga della riflessione di Rushdie:
La letteratura non ha mai perso di vista ciò che il nostro rissoso mondo cerca di costringerci a dimenticare. La letteratura si pasce della contraddizione, e nei romanzi e nelle poesie noi cantiamo la nostra complessità umana, la nostra capacità di essere, simultaneamente, sia sì che no, sia questo che quello, senza avvertire il minimo disagio. L'equivalente arabo dell'espressione "c'era una volta" è "kan ma kan" che tradotto significa: "Era così, non era così". Questo grande paradosso è alla base di tutte le opere di narrativa. La narrativa è esattamente quel luogo in cui le cose sono così e non sono così, in cui esistono mondi in cui crediamo profondamente pur sapendo che non esistono, non sono mai esistiti e mai esisteranno. E questa bella complicazione non è mai stata tanto importante quanto nella nostra epoca di eccessiva semplificazione"

poesia e silenzio

. venerdì 2 luglio 2010
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Grazie ad Alessandro Quasimodo e Alessandro Cei e al loro spettacolo "Potessero le mie mani sfogliare la luna", ho riascoltato (e riscoperto) un frammento teso fra dire e non dire

...e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s'incurvino come labbra che un divieto
chiuda, e perchè la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici,
sì che pare
che ogni sera l'anima le possa amare
d'amor più forte.
Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!

(La sera fiesolana, Gabriele D'Annunzio)

ridare voce ai suoni scomparsi!

. mercoledì 23 giugno 2010
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sembra un gioco di parole, ma effettivamente è una cosa seria, non ci si pensa, ma spesso come era già stato fatto notare in un precedente intervento "se svaniscono le lingue" assistiamo alla scomparsa di "cose" che non potremo più ascoltare. A volte queste cose le scopriamo, non ne eravamo a conoscenza ma la nostra curiosità ci porta a scoprirle, mute. Chi non ha mai pensato che rumori/suoni si potrebbero ascoltare immergendosi in un giorno della preistoria, o più banalmente di un passato non troppo remoto?
C'è un progetto interessante che cerca di dare risposta (suono) a questa curiosità dell'orecchio, che è del nostro cervello! Si chiama ASTRA Ancient instruments Sound/Timbre Reconstruction Application e ci ha già permesso di riscoprire il suono dell'epigòneion (i grecisti sapranno di cosa si parla!) un'antica arpa greca.
Alla Casa del Suono a Parma, la possiamo RItrovare con la sua voce recuperata dal passato.



Una sfida lanciata dal silenzio e raccolta (e forse vinta?) proprio grazie al mistero e al fascino di quello che ci manca

la colonna sonora della scrittura

. martedì 22 giugno 2010
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Meglio il silenzio o la musica di sottofondo per scrivere? Sulla domanda si sono interrogati scrittori italiani e internazionali, ospiti della prima edizione del festival "Le corde dell'anima" (Cremona, 4-6 giugno 2010). Le risposte sono di tre tipi diversi

IL RUMORE DELLA VITA
Vivian Lamarque: "Scrivo con musica di sottofondo, quella del traffico della città"
E.T. Carhart: "Quando scrivo non ascolto musica, ma anche il silenzio assoluto può disturbare. Tengo le finestre aperte e il mio sottofondo sono i rumori della vita, che mi aiutano a concentrarmi"
Paola Capriolo: "Dipende dai momenti e da quello che scrivo. D'altra parte, il silenzio, in città, non è che una chimera"

L'ASCOLTO DEL SILENZIO
Benedetta Cibrario: "Ho bisogno di silenzio assoluto. A volte ho persino necessità di scrivere tappandomi le orecchie"
Angeles Caso: "Silenzio intorno e nelle orecchie. Devo sentire la musica delle parole e delle frasi che scrivo"
Margriet De Moor: "Scrivo dentro al silenzio. Scrivere per me significa ascoltare, con grande concentrazione, il suono seduttivo di una voce interna che mi racconta una storia"
Silvia Avallone: "Ho bisogno di silenzio assoluto"
Sandrone Dazieri: "Silenzio. I suoni mi distraggono"

IL RITMO DELLA MUSICA
Marta Morazzoni: "Sempre la musica. Non ho preferenze. Anche l'opera se asseconda un certo ritmo dello scrivere"
Bjorn Larsson: "Qualche volta scrivo con un sottofondo musicale, ma le parole devono essere cantate in una lingua che non conosco"
Johan Harstad: "Musica, sempre. La considero una parte importante del mio processo creativo. Scelgo brani diversi a seconda di quello che scrivo"
Elido Fazi: "Ascolto Chopin. Qualche volta Brahms e Sibelius"

Quando torno a "casa"...

. mercoledì 16 giugno 2010
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Ogni volta che torno da un viaggio in Italia, tento di capire cosa provo, scoprire quale sia "casa mia" ora e vedere se l'Australia e' riuscita, in questi ultimi anni, a diventarmi familiare. E ho ben 450 chilometri di strada per farlo; la distanza tra l'aeroporto di Melbourne e la cittadina di Penola, dove vivo, subito al di la' del confine tra Victoria e South Australia.

450 chilometri di campi, di colline,

di pecore e di canguri. 450 chilometri di alberi e di spazio. E sono soprattutto questi ultimi due elementi a rispondere ai miei dubbi e a calmare la mia inquietudine.

Gli alberi - gli innumerevoli tipi di eucaliptus di questa terra - sono una delle cose piu' belle della natura australiana; forti e rassicuranti anche senza piu' vita nei loro tronchi. Qui difficilmente tagliano un albero morto, perche' anche il suo scheletro e la sua silhoette asciutta appartengono alla storia del paesaggio.

E lo spazio. Quello vero. Vuoto, almeno a

pparentemente. Silenzioso. Vasto e, proprio per questo, cosi' luminoso. Mi scopro a fare respiri profondi di fronte a questo spazio sudaustraliano. Poi immagino una casa accanto a uno di quegli eucalipti e mi dico che, si', potrei viverci. Potrei sentirmi felice tra quegli alberi e quella luce. E quella potrebbe diventare “casa mia”.

Qualsiasi angolo del mondo con queste dimensioni e questi spazi vuoti, se non ti spaventa, non puo' che diventare casa tua. Almeno per un po'.

pagine bianche

. lunedì 14 giugno 2010
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Venerdì 11 giugno 2010, Repubblica è uscita con una Prima Pagina bianca. La Stampa con 2 rubriche (Buongiorno e Jena) non scritte: spazio senza parole. Un silenzio usato come manifesto, silenzio per protestare, senza dire l'oggetto della protesta stessa (lasciato implicito: la legge sulle intercettazioni).
La scelta del vuoto rispetto all'abituale pieno dell'informazione ha un forte impatto proprio per l'uso spiazzante del tacere, del sottrarre comunicazione nel luogo (un giornale) deputato a farla. Vi ricordate la forza pubblicitaria del "Silenzio, parla Agnesi?"
E' lo stesso meccanismo, la stessa tecnica di comunicazione: ribaltare l'aspettativa e dunque la prospettiva.
Ne esiste un illustre precedente. l'Indipendent del 5 gennaio 2005.
Allora la scelta del direttore fu di pubblicare una copertina immacolata. Di fronte alla più ampia e capillare copertura mediatica mai vista per una tragedia naturale, l’Indipendent uscì con una pagina nuda, e una sola riga, in corpo piccolissimo: Di fronte alle vittime dello tsunami, silenzio.
Un procedimento retorico applicato alla lettera: la reticenza fatta pagina.
Un minuto di silenzio...

Alt al rumore

. mercoledì 9 giugno 2010
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Una curiosità: in meno di un mese tre scrittori americani hanno pubblicato un libro sul silenzio, o meglio un libro contro il rumore.
George Michelsen Foy ha scritto Zero Decibels. The quest for absolute silence (Scribner).
Garret Keizer ha scritto The unwanted sound of everything we want. A book about noise (PublicAffairs).
E ancora George Prochnik ha scritto In pursuit of silence. Listening for meaning in a world of noise (Doubleday).
Più che una coincidenza, sembra un MANIFESTO: la ricerca di scrittori e lettori di quella dose di silenzio sufficiente ad "ascoltare i propri pensieri".

un minuto di silenzio

. venerdì 28 maggio 2010
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"Ricordo soprattutto il silenzio, denso come se un cielo gonfio di tempesta fosse sceso nella stanza. Io ed Elisabeth siamo state accompagnate al primo piano, da dove non potevamo né sentire né vedere nulla. Siamo ridiscese dopo qualche minuto per salutare la mamma che partiva per un viaggio...
Ci siamo tenuti tutti per mano per rispettare la vecchia usanza russa di restare un minuto in silenzio quando qualcuno lascia i familiari per partire da solo... appena qualche parola per raccomandarci di comportarci bene. Non sapevo che sarebbe stato un viaggio senza ritorno".
Sono le parole con cui Denise Epstein racconta e ricorda l'arresto di sua madre Irène Némirovsky, scrittrice unica.
"Sopravvivere e vivere", una raccolta di interviste pubblicate da Adelphi

rumore? no suono!

. lunedì 17 maggio 2010
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Un evento a cui partecipare, per fuggire dal rumore quotidiano, per rifugiarsi nel suono. Qual'è la differenza? anche se difficile da spiegare credo che ogni persona sappia distinguere tra rumore e suono, magari soggettivamente... ma è cosi!
Il mio rumore: la città. Il mio suono: il respiro del mare (ma non solo il suo!)

Non a caso l'evento "Il giardino sonoro" è nell'ambito del festival Il Lusso Essenziale dal 17 al 23 maggio a Roma



"Un giardino pubblico accoglie e si prende cura del passante, casuale o abitudinario, offrendo gli riparo dai rumori del traffico e una pausa di abbandono e di meditazione.
Il suono, la luce, la selezione di particolari specie vegetali, formano una nuova possibile sintesi tra natura, cultura e tecnologia. Esuggeriscono forme nuove ed avanzate di qualità urbana."

ascolta il mondo

. lunedì 10 maggio 2010
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Quanto è importante sentire?
E quanto è importante il silenzio, l'assenza di rumori non scelti, per preservare la facoltà di ascoltare?
Se ne occupa Hear the world, che, con l'aiuto di Bryan Adams in veste di fotografo, ogni anno aggiunge nuovi testimonial alla sua campagna.
Questa è la volta di Natalia Vodianova e di Ben Kingsley.
Secondo voi, che cosa stanno cercando di ascoltare,
in questo momento, senza riuscirci?

la faccia del silenzio

. mercoledì 28 aprile 2010
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Guardare in faccia il silenzio fa piangere?
Così sembrerebbe a vedere i ritratti di chi ha partecipato - spettatore/attore - alla performance di Marina Abramovic al Moma. Lei seduta a un tavolo, guarda ed è guardata. Ti siedi lì, di fronte, zitta zitto, e il niente il vuoto la pausa senza parole disegna sul volto il suo linguaggio muto.
Come quel pittore che riempiva tele bianche, dipingendo il mare con il mare (ah, il baricco della prima ora...), l'assenza ritrova il tempo che scorre nelle lacrime. Queste facce sono il ritratto nascosto in soffitta di tanti quotidiani parlatori, il Dorian Gray che tace al posto nostro, che l'arte fa dirompere per pochi minuti, sfondando il reale, in primo piano




Per guardare tutta la galleria, l'imperdibile blog Marina Made Me Cry.

no comment?

.
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Silent Rave

. martedì 27 aprile 2010
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Una contraddizione in termini?
per verificarlo bisognerebbe parteciparvi! per chi può un invito a verificare, a Bologna domenica 23 maggio. Di seguito il link del gruppo e le relative informazioni
FLASH MOB BOLOGNA SILENT RAVE




Un video interessante

. lunedì 26 aprile 2010
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http://www.ted.com/talks/julian_treasure_the_4_ways_sound_affects_us.html

il delitto perfetto

. giovedì 22 aprile 2010
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Doppio furto: cito Marco Belpoliti ("Senza vergogna", Guanda) che cita Jean Baudrillard... ma ne vale la pena!
Quest'ultimo ci mette in guardia parlando del "delitto perfetto" perpetrato dal trionfo della televisione.
Se tutto è esposto alla vista, significa che non c'è più nulla da vedere.
La realtà stessa sembra scomparire nella totale trasparenza.
E se questo valesse anche per le parole?
Se le usi tutte, troppe, bla bla, bla bla, non c'è più nulla da ascoltare

attenti alla voce

. venerdì 16 aprile 2010
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Vi sembra una contraddizione segnalare, in un blog del silenzio, la giornata mondiale della voce? A me no.
Oggi infatti ci si prende cura delle corde vocali (e voi sapete vero che "chi non può parlare non può neanche tacere"? Seneca docet. Il vero silenzio comunicativo è quello scelto, non quello imposto o subito). Dunque ben venga la giusta attenzione per proteggere la facoltà (e l'organo) di parola che ha bisogno di pause e vibrazioni, di mille toni e inflessioni diverse, alto e basso, acuto e grave. Nel decalogo della voce sana, per questo 16 aprile, due o tre regole val la pena di riportare:

1. Ricorda che le corde vocali sono pliche di tessuti molli che vibrano al passaggio dell’aria proveniente dai polmoni, quindi non parlare troppo in fretta, fai le pause necessarie per riprendere fiato in modo da sostenere la voce con il respiro.

5. Non alzare la voce, usa altri modi alternativi per richiamare l’attenzione.

6. Non cercare di superare con la voce il rumore ambientale: abbassa il volume della radio o della televisione se vuoi conversare ed evita di parlare a lungo in ambienti rumorosi.

9. Evita di parlare durante l’esercizio fisico, non avresti abbastanza fiato per sostenere la voce senza sforzo.

Come sempre, ci sono situazioni in cui è giusto parlare e altre in cui è meglio tacere... se avete a cuore la voce

il suono del silenzio

. giovedì 15 aprile 2010
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Si è appena conclusa la mostra di Emiliano Zelada a Roma: "Silent Collapse"
La ricerca (e le sperimentazioni) dell'artista sul silenzio sono molto interessanti.

"Nella vita, come nell'arte, è difficile dire qualche cosa che sia altrettanto efficace del silenzio."
Ludwig Wittgenstein

«Nella vita dell’individuo esistono sostanzialmente due tipi di silenzio: il silenzio passivo, inteso come assenza di attività, ed un silenzio attivo, inteso come comportamento cognitivo consapevolmente orientato alla comprensione ed acquisizione di informazioni. Lo stesso dualismo si riscontra tra il silenzio dell’arte e il silenzio nell’arte. Nel primo caso, l’artista, rinunciando al suo ruolo di demiurgo, piomba in un silenzio che riflette solo la propria crisi di identità, perdendo la relazione con il contesto; nel secondo, accettando la propria responsabilità, si inserisce in un entourage più articolato per modificarlo, criticarlo, distruggerlo o ricostruirlo, delineando attraverso il silenzio un punto di inflessione nel proprio essere. La responsabilità assunta dall’artista/compositore Emiliano Zelada (Roma, 1979. Vive e lavora a Barcellona) si manifesta attraverso Silent Collapse. La sua prima mostra personale a Roma viene sviluppata attraverso tre ambientazioni, lontane dalla nostra abituale percezione, che costituiscono tuttavia parte ineludibile della quotidianità. Portando all’attenzione frequenze inudibili e suoni impercettibili alla sensibilità umana, i lavori si caratterizzano da una lunga e minuziosa ricerca sul suono nel silenzio, eseguita attraverso il rumore e la saturazione.
Nella prima sala l’epidermide del silenzio diventa tangibile attraverso la struttura di una costruzione, elemento portante del soggetto e architettura di uno strumento. La sopraffazione della collettività sull’individuo è respinta grazie ad una graduale saturazione acustica esasperante e violenta di Substantive Derivative. Un “collasso silenzioso” provocato dalla dilatazione e contrazione dello spazio acustico altera l’equilibrio, inducendo il visitatore a esporsi ad altri luoghi. Nella seconda sala i vuoti dei semitoni costituiscono un nuovo linguaggio compositivo che verrà interpretato da Giulia Cozzi e José Alberto Gomes durante l’inaugurazione. Infine la terza sala, è completamente oscurata dall’installazione “The Un-Heard Story of a Whale Society”, dove ogni coordinata di riferimento è continuamente spostata o abolita. La condizione di smarrimento, provocata dalle interferenze dei sonar americani sui cetacei nell’oceano, sarà rivolta proprio verso coloro che li hanno generati, immergendo il visitatore in uno stato analogo di insicurezza, confusione e perdita. In questo modo, il suono sarà l’elemento centrale intorno al quale riflettere sulla fragilità degli equilibri nella contemporaneità e sulla possibilità di attuazione degli spazi che ci circondano. Così, Emiliano Zelada modifica la galleria Ingresso Pericoloso in una camera anecoica alterata e, consapevole dell'impossibilità di raggiungere il silenzio assoluto, ci invita a provare ad ascoltarlo».

Emiliano Zelada è un artista/compositore con base a Barcellona dove esercita come Professore di “Sound Art per lo Spazio Pubblico” nei Masters della Elisava-Università Pompeu Fabra. Utilizza il suono e altre materie per generare scomode riflessioni. Porta avanti una ricerca che parte dalla pittura utilizzata come spartito per arrivare a quelle che saranno sculture e installazioni.

una festa del silenzio...

. giovedì 8 aprile 2010
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...di cui parlare!
Il 16 aprile è la giornata del silenzio


Questa la motivazione:
The National Day of Silence brings attention to anti-LGBT name-calling, bullying and harassment in schools. Each year the event has grown, and now hundreds of thousands of students participate to encourage schools and classmates to address the problem of anti-LGBT behavior. Founded in 1996, the Day of Silence has become the largest single student-led action towards creating safer schools for all, regardless of sexual orientation, gender identity or gender expression. Find out more about the Day of Silence: www.dayofsilence.org.

il potere del mare...

. mercoledì 7 aprile 2010
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e dei suoi silenzi...

evidentemente non è affascinante ed evocativo solo per me! Ho trovato con piacere (solo un po' di disappunto per il mezzo usato, almeno per un velista come me!) questa crociera/iniziativa che viene organizzata in occasione della giornata mondiale del libro, il 23 aprile, San Giorgio. Questa data è da settant'anni una delle giornate più importanti per la Catalogna. In tutta la Regione ma specialmente a Barcellona le strade sono invase da bancarelle di libri e chioschi di rose, per permettere a uomini e donne di compiere un rituale che vede gli uomini regalare alle donne una rosa e le donne ricambiare o anticipare il dono con un libro.
Quale atmosfera migliore se non quella regalataci dai silenzi del mare per prepararci ad "affrontare" le Ramblas? Per chi volesse puo' trovare tutte le informazioni sul sito di Leggere:tutti.
Ma la stessa rivista organizza, anche per chi non potrà navigare verso Barcellona, una serie di iniziative per celebrare il giorno di San Giorgio, una rosa e un libro.

siamo tutti cicerone...

. martedì 23 marzo 2010
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O no?
La notizia è di qualche giorno fa ed è stata annunciata così: arriva in Italia il "fitness oratorio".
Niente meno...
Di che si tratta? Di una palestra verbale, un'aerobica per lingua e cervello? pesi e bilanceri formato lessico?
No, è solo l'ennesima tecnica per "diventare leader", anzi "veri leader". (perché? qualcuno vuole per caso diventare falso leader?)
L'obiettivo è perseguito con tenaci esercitazioni per "liberare il Cicerone che c'è in te", vale a dire per risultare sicuri di sé, persuasivi, brillanti e carismatici quando si parla in pubblico. Basta entrare a far parte del club ToastMasters e, due volte al mese, si studierà l'arte del discorso. Un training in 10 step (che beninteso non hanno nulla a che vedere con gag & ginnastica).
Gli iscritti: nel mondo 250mila per 12500 club.
Se questi dati sono veri, forse ognuno di noi annovera fra i suoi amici Cicerone (voi ve n'eravate accorti?)
A tutti i To(a)sti Leader, un memo da quello stesso maestro di oratoria:
la miglior risposta è il silenzio

silenzio e vuoto/2

. venerdì 19 marzo 2010
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Per seguire il filo visivo delle riflessioni di Dorfles...

i tagli di Lucio Fontana


Mark Tobey, white writing

silenzio e vuoto

.
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Gillo Dorfles ha scritto un interessante elogio del vuoto. Ecco qualche passaggio
"Il troppo, pieno, il troppo congestionato, ndelle nostre città, delle nostre spiagge, delle nostre case, è certamente una delle tare della contemporaneità, come ho cercato di illustrare nel mio saggio Horror pleni nella speranza che un improbabile lettore ne tenga conto. Ma altrettanto cruciale, è il fatto di sottolineare l' importanza del vuoto. Vuoto, non come «assenza» di alcunché, ma come lacuna da colmare; come entità a se stante, matrice di molte ideazioni, sensazioni, invenzioni".
(...)
"L'Occidente e la sua grande arte è stata da sempre un'«arte del pieno», del saturo, e addirittura dell'ipertesto, «ipercarico». In fondo, la stessa iperbole è sempre stata una delle «figure semantiche» della nostra civiltà".
(...)
"Ma perché non tener conto anche delle altre famiglie artistiche? Si pensi alla estrema «vuotezza» di tante composizioni di Cage o del nostro Beppe Chiari; oppure alle caratteristiche scansioni del teatro di Kantor. E, per quanto concerne la pittura, alla «assenza» di forma o colore nei «dipinti bianchi» di Tobey o - e qui lo spazio beante domina - a tante tele forate di Fontana dove l' assenza costituisce la sostanza stessa di «buchi» e dei «tagli»"
(...)
"Credo che il rispetto del vuoto, dell' «assenza», del silenzio, sia oggi più che mai necessario per una equilibrata struttura della nostra esistenza. L' individuo che sarà ancora affascinato dal vuoto d'una spiaggia deserta o da quello d'una distesa nevosa alpestre, ma anche da quel vuoto del pensiero da cui sorgono le immagini più preziose, potrà ritrovare quella vena creativa e fruitiva che l'assenza costante del vuoto gli ha precluso.
Corriere (18 marzo 2010)

acqua (e cibo) in bocca

. mercoledì 17 marzo 2010
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Su segnalazione di un'amica
Silenzio al ristorante
Quattro ristoranti di La Spezia lanciano da domani sera un ciclo di cene “in silenzio” servite da camerieri sordi, dove la consegna è non comunicare tramite la voce. Gli ospiti possono far sapere le loro richieste tramite fogli scritti o tramite il linguaggio dei segni. Omologhe delle “cene al buio”, promosse da qualche anno, in più città italiane, con l’ausilio di camerieri non vedenti, le serate spezzine mirano a promuovere esperienze e percezioni alternative a quelle più frequentemente in uso dai normodotati. La prima cena è all’Hosteria Al Leon d’Oro di via Baracchini. La prossima sarà venerdì 9 aprile al Veve, in via Cadorna. L’osteria Duccio, di via Fratelli Rosselli, ospiterà la cena in silenzio venerdì 7 maggio. L’ultimo appuntamento sarà giovedì 10 giugno alla Loggia de’ Bianchi, in via Mazzolani. Per partecipare occorre rivolgersi ai singoli ristoranti.
Per informazioni
Hosteria Al Leon d’Oro, tel 0187/702295; Vevè, info@dino-veve.com; Osteria Duccio, tel/fax 0187 258602; Loggia de’ Bianchi, 340 9475555

silenzio e giovani

. mercoledì 10 marzo 2010
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"Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco. Il bianco è infatti un colore che non sopporto. Passare una notte in bianco, alzare bandiera bianca, lasciare il foglio bianco, avere un capello bianco... Anzi, il bianco non è neanche un colore. Non è niente, come il silenzio. Un niente senza parole e senza musica. In silenzio: in bianco. Non so rimanere in silenzio o da solo, che è lo stesso".
Sono le parole di Leo, 16 anni, protagonista del romanzo d'esordio, di cui tanto si parla e discute in questi giorni, di Alessandro D'Avenia, Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori)
Perché il silenzio fa paura?
Bisogna per forza assordarsi di musica?
Non esiste davvero un codice del silenzio che parli anche a 16 anni?
Adolescenza e silenzio devono per forza tenersi alla larga?

un invito a leggere... in silenzio

. mercoledì 3 marzo 2010
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Un'associazione per raccontare la felicità di leggere: che meraviglia!

Si chiama Readere, l'hanno fondata Rosellina Archinto, Eva Cantarella, Evelina Christillin, Maurizio Luvizone, Paola Mastrocola e Giovanna Zucconi. Questo è il suo atto di fondazione
Il manifesto della parola bandita
di Paola Mastrocola
L’ idea è di leggere e basta. Chi legge legge, e chi non legge pazienza, faccia come vuole. Oggi tutti difendono, proteggono, salvaguardano la lettura, educano alla lettura, promuovono la lettura. Noi no. Noi leggiamo e basta. E mandiamo in giro l’immagine e i suoni di noi che leggiamo. Non c’è bisogno di dire che leggere è bello, utile, arricchente, prezioso, in, cult, must, trendy… Chi legge, sa che cos’è leggere. Chi vuole provare, provi. Noi sottintendiamo solo, con un piccolo gioco di
parole, che esiste una felicità del leggere, un’allegria di chi è lettore. Tutto qui.
La lettura presuppone silenzio, concentrazione, buio e lentezza: quattro parole BANDITE, che non stanno più in questo mondo. Si tratta, per leggere, di sedersi a un tavolo o in poltrona o sotto il tetto di un faggio. Stare fermi da qualche parte per qualche ora. Rimanere soli, zitti, scollegati da tutto e da tutti. Collegati «soltanto» a parole.
Leggere vuole silenzio e penombra. E lentezza. Una vita SlowBooK! Siamo consapevoli che il gesto di leggere è ormai in via d’estinzione, negletto, assente. Non c’è nella nostra vita, non c’è nelle immagini che ci bombardano da ogni parte. Oggi c’è rumore e caos, fretta e disordine.E leggere in rete è solo un’ennesimo modo di correre, è leggiucchiare, sbirciare, andare di fretta, essere quick, quickare (quiccare?).
La lettura invece è stare. Permanere fermi. Tutto il resto intorno corre e tu invece stai. Sei la roccia, e su di te le onde possono infrangersi ma tu non fai una piega. Stai, leggi. (READERE insegna a stare – sempre che insegni qualcosa… -,
non a leggere… Leggere è solo una conseguenza di stare).
E così, la lettura è andata fuori dai confini del Regno: la parola è bandita. E allora che la parola diventi per davvero BANDITA! Si tenga fuori, e combatta. Si metta un fazzoletto nero sulla bocca, assalti le diligenze e salvi le donzelle in pericolo. Crediamo che oggi leggere sia l’unico gesto politico possibile, e che sia un gesto rivoluzionario.
– La Stampa 2.marzo.2010

composing in silence

.
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Once again, the Sommo Poeta hijacks my mind for a day. This time, the first terzina of the 18th canto of Paradiso:


Già si godea solo del suo verbo
Quello specchio beato, ed io gustava
lo mio, temprando col dolce l'acerbo.

And so that divine mirror
savoured his words, and I mine,
tempering the bitter with the sweet.


In contrast to Yeats and Pavese, I find that Dante actually conjures or creates silence with these lines, rather than just talking about silence. Cacciaguida, the divine mirror and ancestor of the pilgrim, seems withdrawn, statuesque, self-sufficient, probably because he is satisfied with his speech and his speech alone, solo del suo verbo. Since it originates from God, it is perfect and complete, it is all that could have been said, and thus the silence after the words is equally perfect. The pilgrim, as we mentioned above, tastes his fate, a bitter pill to swallow, and all Heaven seems to attend, in silence, on his musing.

Here we have a precursor to two themes of this blog: silence and the idea that words are eaten or consumed, as in the book 'Firmin'. Perhaps Dante succeeds in invoking silence with these lines since eating and silence go hand in hand; we have all been taught - don't speak with your mouth full!

Like Mandelstam, I like to think of the Alighieri as he walked the roads of his exile, alone with his horse and composing the Commedia in silence, to the rhythm of his footsteps.

una mostra

. martedì 2 marzo 2010
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Inaugura il 4 marzo alla Grossetti Arte Contemporanea di Milano
"The Silent Prayer" di Mats Bergquist

il silenzio e la musica

. lunedì 1 marzo 2010
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Scrive oggi Sandro Cappelletto su La Stampa: «Non disturbate il silenzio» è scritto all’ingresso del Parco Lazienki, un giardino pubblico di Varsavia molto vasto e curato. Al centro, un monumento in bronzo: un salice piangente china i suoi rami fino a confonderli con i capelli di Chopin. Qui, circondata da migliaia di rose, soltanto alla sua musica è concesso di rompere quell’invocato e rispettato silenzio.
...
Note e pause, silenzio e musica
...
Curioso che proprio nel giorno in cui si celebrano i 200 anni della nascita di Chopin, prima ancora che un Notturno o una Ballata, si evochi il silenzio che precede l'esecuzione e l'invenzione.
Pare che Schumann abbia detto: "Chopin si riconosce persino nelle pause"
Provate a sentire gli spazi, non solo le linee di congiunzione, di questo Notturno op. 27

NANA'

. martedì 16 febbraio 2010
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Voglio, mi piace, sogno un mondo fatto di allegria. Amo essere allegra, sono Nanà, Herrety, Kessiwaah e molto altro. Sono il Ghana, sono di Kumasi, sono i miei quarant’anni sono i miei cinque figli. Adoro la musica, la vita, il canto.
Bambini per me, alberi e foreste, libertà di essere.
Sono i colori della mia bandiera, sono una Ashanti.
Il mio stool è bellissimo, è fatto con legno di un albero, mi ci sono seduta diverse volte, crescendo. E’ un sedile bianco e sacro. Il Ghana… Il Ghana è per me la mamma, la terra che accoglie, che nutre. E’ una terra ricca e fertile. E’ una terra magica. Si respira la natura, e le cose belle che Dio ha creato. Alberi, uomini, animali tutti insieme, caffè, mango, ferro.

Di Herrety Kessiwaah
Terzo premio III edizione del Concorso Lingua Madre
Tratto da Lingua Madre Duemilaotto - Racconti di donne straniere in Italia

La scoperta: il cervello e i neuroni del silenzio

. sabato 13 febbraio 2010
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La notizia è davvero interessante. La pubblica la rivista scientifica Neuron e la riprende la Repubblica: nel nostro cervello esisterebbe un circuito deputato a trasportare il segnale del silenzio dall'orecchio fino alla corteccia uditiva. Vale a dire che esiste un gruppo di neuroni che si attiva proprio al tacere, alla sospensione, alla pausa.
La scoperta arriva da una serie di esperimenti condotti da uno psicologo, Michael Wehr, dell'università dell'Oregon. Finora avevamo sempre pensato che i neuroni uditivi si attivassero quando c'era qualcosa da sentire (parole, suoni, rumori) e tornassero inerti quando tutto taceva. Era logico, intuitivo. Se non c'è nulla da ascoltare, il cervello si spegne. E invece no: si accende! Proprio così. E' stata riscontrata la presenza nell'encefalo di un doppio canale. Uno per ascoltare il pieno e l'altro il vuoto, uno per sentire i suoni e l'altro per sintonizzarsi sul silenzio. Entrambi i canali hanno stessa importanza, entrambi sono sensibili, separati e indipendenti. E, mi verrebbe da dire, integrati o integrabili, tant'è vero che, solo grazie ai "neuroni del silenzio" è possibile "tagliare" il linguaggio in parole, intercalate a pause, e quindi riuscire a decodificarlo semanticamente.
Non è una sorta di patente (scientifica) di cittadinanza del silenzio?
Non come antitesi o negazione, ma come alternanza e reale integrazione comunicativa (anzi uditiva!). Si tratta davvero di un'ipotesi rivoluzionaria.

la performance più radicale

. venerdì 12 febbraio 2010
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"Il mio silenzio è d'oro"



A parlare è Marina Abramovic, l'artista serba inaugura una nuova sfida al MoMa: The artist is present. 7 ore al giorno seduta a guardare negli occhi il visitatore. «Ognuno può fermarsi di fronte a me quanto vuole: tre minuti o tre ore. In silenzio», spiega. «Sarà questa la performance più radicale della mia vita».
Difficile crederle a ricordare che l'Abramovic è l'artista che a Venezia è stata tre giorni a pulire e grattare una montagna di ossa di animali sporchi di sangue e brandelli di carne. Sempre lei, in Art must be beautiful, si spazzola e pettina i capelli con entrambe le mani finché -dice "I have destroyed my hair and face". E ci sono sue performance con pitoni sulla pelle nuda, lamette, tagli, fuoco, lesioni e violazioni del suo corpo...
Eppure Abramovic spiega che reggere l'impresa del silenzio sarà più difficile di tutte le altre. Per questo si è imposta una preparazione «rigorosissima: non parlerò per tre mesi, tornerò a casa senza comunicare, senza usare il telefono».
Per saperne di più: MoMa
Da leggere: l'intervista di Maria Laura Giovagnini sul Corriere

regalo silenzioso

. martedì 9 febbraio 2010
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"Quell'uomo mi ha offerto, una sera, un bellissimo momento di silenzio. Non lo dimenticherò tanto presto. E' uno dei miei ricordi migliori dell'anno. C'è chi serba il ricordo delle sue conversazioni, io rammento quel silenzio".

Nina Berberova - da "Il Capo delle Tempeste", Guanda

spedito da lisacorva.it

se svaniscono le lingue

. venerdì 5 febbraio 2010
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leggo con un po' di tristezza la notizia della morte di BOA Sr ultima "portatrice" della lingua BO delle isole andamane http://www.andamanese.net.
A pensarci bene questo, nonostante io sia taciturno di nome e di fatto, è un tipo di "silenzio" che non mi piace, forse non è neppure più silenzio, il silenzio per essere tale (o come almeno lo penso/definisco) necessita della possibilità di scelta tra rumore/suono/"presenza". Forse questo è l'oblio?

dal Corriere:
Un'altra lingua che si parlava sulla Terra è scomparsa per sempre, un altro patrimonio che non sarà più recuperabile in alcun modo, non c'è tecnologia che tenga. E questo idioma, di sicuro, era uno dei più antichi: dopo circa 65mila anni l'unica donna indigena rimasta al mondo che ancora lo conosceva era Boa Sr. Aveva circa 85 anni, ed è morta: con lei si spegne per sempre il “bo” la lingua parlata da una delle più antiche tribù del pianeta. Si stima infatti questa gente abbia vissuto nelle Isole Andamane per almeno 65mila anni. Era una delle 10 tribù di cui si componeva il popolo dei Grandi Andamanesi. «Da quando era rimasta la sola a parlare il bo - ha raccontato il linguista Anvita Abbi dell'Università di Nuova Delhi, che la conosceva da molti anni, Boa Sr si sentiva molto sola perché non aveva nessuno con cui conversare. Era comunque una donna con grande senso dell’umorismo; il suo sorriso e la sua risata fragorosa erano contagiosi». «Non potete immaginare - ha commentato il professor Abbi - il dolore e l’angoscia che ho provato ogni giorno nell’essere muto testimone della perdita di una cultura straordinaria e di una lingua unica». Boa Sr aveva detto al professor Abbi di considerare la tribù confinante dei Jarawa, che non erano stati decimati, molto fortunata per il fatto di poter continuare a vivere nella foresta, lontano dai coloni che attualmente occupano gran parte delle Isole.
LA STORIA DEGLI INDIGENI DELLE ANDAMANE - Quando i Britannici colonizzarono le Isole, nel 1858, i Grandi Andamanesi contavano almeno 5.000 persone. Ora, dopo la morte di Boa Sr, ne sopravvivono 52. La maggior parte fu uccisa dai colonizzatori o dalle malattie importate. Non riuscendo a “pacificare” le tribù con la violenza, i Britannici cercarono di “civilizzarli” catturandoli e tenendoli rinchiusi nella famigerata “Casa degli Andamani”. Dei 150 bambini nati nella Casa, nessuno ha superato l’età di due anni. Oggi, i Grandi Andamanesi sopravvissuti dipendono largamente dal governo indiano per il cibo e le case, e fra di loro è molto diffuso l’abuso di alcool. «I Grandi Andamanesi sono stati prima massacrati, e poi quasi tutti spazzati via da politiche paternalistiche che li hanno condannati a malattie epidemiche e li hanno derubati della loro terra e della loro indipendenza» ha commentato Stephen Corry, Direttore Generale di Survival International, associazione che tutela le culture dei nativi in tutto il mondo. «La perdita di Boa è un tetro monito: non dobbiamo permettere che questo accada ad altre tribù delle Isole Andamane».
LO TSUNAMI - Boa Sr, come quasi tutti gli indigeni delle Andamane, era sopravvissuta allo tsunami del 2004. «Gli anziani - aveva raccontato in quell'occasione - avevano detto che non dovevamo muoverci e che non dovevamo scappare». Nell'arcipelago gli indigeni ebbero pochissime vittime, grazie anche al fatto che molti di loro riconobbero in anticipo quello che stava accadendo, forse perché seguirono i movimenti degli animali e non si fecero trovare nei pressi della costa quando arrivarono le ondate dello tsunami. Rimangono nella memoria, a differenza della lingua di Bo, le foto nelle quali si vedono indigeni delle isole Andamane che puntano il loro arco contro barche ed elicotteri che provano ad avvicinarsi per portare aiuti.
Stefano Rodi

nuovi ambienti

. mercoledì 20 gennaio 2010
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A proposito di collezionisti di suoni e di silenzi.
C’è un progetto di Steve Piccolo e UnDo.Net (http://undo.net/ilsuonodellarte/), che riporta registrazioni audio, realizzate all’interno di mostre e musei. Lo scopo dell’operazione è aprire nuovi fronti percettivi (ed espositivi).
Questa la spiegazione che ci danno: “Poiché da una società in cui la vista è il senso predominante ci si sta muovendo verso una società aurale, o forse tattile, o forse multisensoriale, il suono nell’arte divena rilevante”.
La prima mostra registrata che compare sul sito è però “Silencios” al Museu Berardo di Lisbona.
Silenzio della pittura e paesaggi sonori, nuovi ambienti di pensiero...

In radio

. domenica 17 gennaio 2010
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"L'archivio radiofonico della BBC contiene le registrazioni di una vasta gamma di silenzi diversi: "silenzio notturno in una via urbana"; "silenzio mattutino: alba, South Downs"; "silenzio mattutino: brughiera d'inverno"; "silenzio: soggiorno", "garage", "grande atrio", "bunker di cemento", "spiaggia" e così via. Ciò nondimeno, quasi tutti i produttori radiofonici preferiscono andare fuori a registrare le propria versione di silenzio per i loro programmi specifici..."
da Sara Maitland, Il libro del silenzio, Cairo Editore

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