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ReF - Recensioni Filosofiche

. lunedì 20 maggio 2013
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ReF - Recensioni Filosofiche dal 1999 è la prima rivista filosofica italiana dedicata esclusivamente alle recensioni di testi di filosofia. 
Ha appena pubblicato una recensione di uno dei Taccuini di Accademia del Silenzio, la collana edita da Mimesis e diretta da Duccio Demetrio e Nicoletta Polla-Mattiot.
Si tratta di "Pause"

ReF - Recensioni Filosofiche: Polla-Mattiot, Nicoletta, Pause. Sette oasi di sos...: Milano-Udine, Mimesis, 2012, pp. 60, euro 4,90, ISBN 9788857509938 Recensione di Annarita Tucci - 07/11/2012 L’ultima fatica di Nico...

Riscoprire il silenzio

. mercoledì 13 marzo 2013
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Torna in edizione tascabile, Riscoprire il silenzio. Arte, musica, poesia e natura fra ascolto e comunicazione (Baldini Castoldi Dalai).
Un viaggio nel silenzio esplorato da vari punti di vista: quello di chi scrive, di chi dipinge, di chi suona, di chi insegna, di chi cura.
Un'esplorazione del silenzio scelto come strumento di relazione con gli altri.
Consigliato a chi pensa che "il silenzio è d'oro, la parola d'argento".

Un regalo da farsi

. lunedì 6 agosto 2012
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Riflessioni a margine di "Cento giorni sul comò" di Pino Tossici (ed. Book Salad) di Nicoletta Polla-Mattiot

Difficile fare la recensione di una vita, perché di questo si tratta. Non di un romanzo dove è in gioco la coerenza della trama, la credibilità dei personaggi o la voce, quella capacità di inventare mondi e portartici a spasso. Quando il narratore coincide col narrato, leggere ha qualcosa di impudico e profondo, mette in contatto due anime con il solo filtro di un tempo differito. Lo stesso che chi racconta ha messo fra sé e la sua storia. Ricostruire a posteriori un percorso di quel che si è e si è diventati, è un lavoro di scavo, di bonifica e di generazione. Ri-generazione. Niente di più lontano dall'esibizionismo dell'emozione, dall'attitudine alla spettacolarizzazione del privato a cui ci hanno assuefatto anni di reality. La ricerca della verità, della propria verità su di sé, impone tempi che sconfessano i ritmi della rappresentazione, quell'affanno inesausto ad apparire che fa coincidere persona e maschera, in una traduzione piatta e letterale. Occorre darsi il tempo di perdersi, per ritrovarsi, di procedere a caso, per raggiungere una meta che sia una scoperta e non un programma. Perché "il silenzio diventi suono per sé e per gli altri" occorre mettersi in viaggio e scrivere usando tutta "la lentezza" e "la pazienza" della penna. E' a questo lavoro autobiografico che ci richiama Pino Tossici, con un libro che è un regalo da farsi. Per varie ragioni. La prima è il sapore buono dell'autenticità e delle promesse mantenute. La seconda è l'ironia, che è qualità ben diversa dall'intrattenimento sagace. L'ironia appartiene o a chi ha molto sofferto o a chi è molto saggio (e spesso le due cose si tengono per mano), è il dono di chi sa che la vita è materia serissima e proprio per questo va trattata con delicatezza, avvicinata con la mano leggera dello sminatore: sono tante le cose che fanno male, i dolori che ci formano, ma anche deformano e a volte ci deflagrano dentro. Ma se li metti tutti in fila, i dolori e i fatti, le cause e gli effetti, li guardi, li riconosci e li abbandoni (senza tuttavia dimenticarli) finisce che dentro ci trovi pure la felicità. Così la terza ragione per leggere il libro di Pino Tossici è tutta in questa frase che fa anche da presentazione in copertina: "Alla fine della giostra mi resta comunque una certezza: la felicità esiste, o almeno a me sembra di averla incontrata. E se invece non esiste, se è stato solo un sogno o un miraggio, allora vuol dire che scrivendo si può essere felici anche senza". Non un favolistico happy end, ma una possibilità, aperta a chi legge, rilanciata come un testimone che ogni lettore può raccogliere: ritrovare la strada di casa, la propria, e riconoscersi. Per questo, chiudi il libro di Pino Tossici, e cominci il tuo di viaggio. E questa è la quarta e la migliore ragione per leggerlo.
E se non puoi la vita che desideri/ cerca almeno questo/ per quanto sta in te: non sciuparla/ nel troppo commercio con la gente/ con troppe parole in un viavai frenetico./ Non sciuparla portandola in giro/ in balìa del quotidiano/ gioco balordo degli incontri/ e degli inviti,/ fino a farne una stucchevole estranea. Constantinos Kavafis

la carica degli introversi

. mercoledì 21 marzo 2012
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L'idea è presto detta ed è ben riassunta nel titolo: la rivincita degli introversi nel mondo sommerso dalle parole
E' quanto sostiene un articolo di Cristina Taglietti, pubblicato sul Corriere della sera (il 15/3). Ed è in linea con le tesi di Duccio Demetrio e della sua Vita schiva. Il sentimento e le virtù della timidezza (Raffaello Cortina). Uomini e donne di poche parole, unitevi!
Ecco l'articolo:
Introversi, il mondo ha bisogno di voi. Anche se voi cercate la solitudine, se ogni volta che uscite vi sentite prosciugati, se non amate i lavori di gruppo o il multitasking. Sappiate che non sempre il mondo premia gli estroversi. È stato timido Albert Einstein, lo è stata Rosa Parks che rifiutandosi di cedere il posto a un bianco in autobus ha innescato una rivoluzione. Lo è anche Steven Spielberg. E lo è Susan Cain, laureata ad Harvard, ex avvocato di grandi aziende americane, autrice di un libro intitolato «Quiet: the power of introverts in a world that can' t stop talking» (il potere degli introversi in un mondo che non può smettere di parlare) con cui, a dispetto della conclamata timidezza, ha conquistato le copertine dei grandi giornali americani e inglesi, dal Time al Guardian . La tesi è molto semplice: l' introversione (tratto della personalità individuato da Carl Jung in opposizione all' estroversione ed esposto nel 1921 in Tipi psicologici ) non è un handicap, non è un difetto, non è un problema anche se, per esempio, ci sono, online, una Clinica della timidezza o una Lega Italiana per la tutela dei diritti degli introversi (Lidi, fondata da Luigi Anepeta che al tema ha dedicato un libro pubblicato da Franco Angeli). Il mondo, insomma, non è (solo) nelle mani di chi ha la battuta sempre pronta, di chi ama circondarsi di persone e, magari, essere al centro della scena, anche se diversi studi hanno dimostrato che l' estroverso è in genere considerato più sveglio, più piacente, più interessante, più desiderabile, vincente in quasi tutti i campi lavorativi. Tranne che in letteratura dove, anche senza essere d' accordo con l' affermazione tranchant di Emile Cioran secondo cui «la timidezza, fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica, è la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore», il ripiegamento su sé stessi ha dato vita a capolavori indiscussi, basti pensare ad autori come Leopardi, Svevo, Pavese, Cechov, Orwell, Proust, Salinger.
Insomma, ci si può sentire forti e potenti anche se si è introversi, ma la letteratura difficilmente ne trarrebbe giovamento.

elogio del silenzio

. giovedì 21 luglio 2011
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Un ricordo di Boris Biancheri, ambasciatore e scrittore, appena scomparso. Il suo ultimo libro è Elogio del silenzio, pubblicato da Feltrinelli. Ma diceva in un'intervista di tre anni fa: "Leggo, parlo e scrivo di tutto. Scrivo tutto ciò che mi appassiona e mi interessa. Seguo il mio istinto. A quale dei miei libri mi sento più vicino? Senza alcun dubbio, a quello che sto ancora scrivendo". Quello che anche il silenzio può continuare a scrivere...

A scuola di silenzio

. mercoledì 6 luglio 2011
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Quest'estate, a fine agosto, una proposta alternativa per concludere le vacanze... in silenzio.

Scuola estiva dell’Accademia del Silenzio
25-27 agosto, Anghiari

IL PROGRAMMA
25 agosto: h 15.00 inizio laboratori, h 19.00 conversazioni
26 agosto: h 9.00 laboratori, h 19.00 conversazioni
27 agosto: h 9 laboratori, h 12.30 conversazioni

C'è tempo per iscriversi fino al 15 luglio!

I LABORATORI
Il silenzio è nelle parole
a cura di A. Andreotti e M.G. Comunale
C’è un silenzio tacito e ha un peso, ha un tempo, ha una semantica; ma poi c’è anche un altro silenzio, che è leggero, è uno spazio, è una sintassi. Il primo è all’insegna del verbo “avere”, il secondo sotto l’egida del verbo “essere”. Uno esprime significati, l’altro li mette in musica facendo sì che questi stessi significati non siano soltanto capiti, ma soprattutto “sentiti”. Noi dunque ci occuperemo del secondo tipo di silenzio, e lasceremo che sia la parola poetica a rivelarlo attraverso la voce che le dà corpo.
Con esercizi che prevedono letture di poesie alternativamente con la mente e con la voce, potrà accadere che il silenzio si faccia sentire, e paradossalmente con maggior forza proprio attorno a quella voce intenta a rendere la parola poetica. Ciascun partecipante proporrà qualche suggerimento poetico, e si munirà di carta e penna per esercitazioni di scrittura.

Una luminosa quiete
a cura di Giampiero Comolli
Le tradizioni religiose hanno elaborato nei secoli diverse forme di meditazione per entrare in un contatto sempre più stretto, intenso e consapevole con Dio o con l’Assoluto. Ma nonostante la loro diversità, tutte queste svariate forme di meditazione poggiano su alcuni fondamenti comuni: la ricerca del silenzio, l’immobilità della postura corporea, l’acquietamento delle tensioni interiori. Se si riconoscono tali fondamenti comuni, e se ne fa esperienza, diventa possibile apprendere e praticare una meditazione di base, laica, aperta a credenti e non credenti, capace comunque, pur nella sua semplicità, di generare nuove forme di coscienza: qualcosa come una “luminosa quiete”, una lucida serenità, non antitetica, bensì contigua e complementare alle forme di consapevolezza rese possibili dalla scrittura poetica e autobiografica.

Camminare in Val Sovara nelle ascesi della scrittura
a cura di Duccio Demetrio
Alla scrittura il silenzio è necessario, al camminare lento si addice la parola attenuata. Per il pensiero sono vitali l’uno e l’altra. Il seminario creerà le condizioni più adatte a vivere l’esperienza del silenzio in una sequela dedita alla meditazione interiore e alla contemplazione dei paesaggi. Si scriverà sulle “cartulae”, taccuini ante litteram, che San Francesco amava portare con sé. La sua religiosità ci accompagnerà in momenti di ascolto del silenzio e della sua parole in una valle i cui sentieri portano alla Verna.

Il piacere inter-detto. Il film come sguardo raccontato in silenzio
a cura di Emanuela Mancino
Il silenzio è il preludio della visione, come il buio che avvolge lo sguardo in sala, al cinema. Il cinema gioca davanti e dentro ai nostri occhi come una magia, è un prestigiatore del nostro immaginario, della nostra memoria e dei nostri sogni. Il silenzio è anche la misura della nostra presenza di fronte allo schermo. Non sempre, però, riusciamo a far parlare quel silenzio: lo sguardo copre le immagini; l’abitudine e la sovrabbondanza di stimoli visivi, acustici, mediatici operano un vero e proprio inquinamento di segni, una saturazione di stimoli che distolgono la visione dal suo rapporto con quel che apparentemente tace, sullo schermo, perchè invisibile. Il percorso laboratoriale condurrà i partecipanti ad attraversare con attenzione il proprio sguardo alle immagini.
Il silenzio diverrà dunque lo spazio aurorale del guardare e del comunicare.
I film e gli spezzoni cinematografici che saranno i luoghi in cui esercitare il silenzio dello sguardo diventeranno allora territori in cui muoversi educandosi al mistero, decostruendo quel che si vede e i modi in cui lo si vede e non decifrando enigmi o impadronendosi di significati: il silenzio ci insegnerà l’attesa e la sosta della visione.

Parlare col silenzio, dialogare senza parole.
a cura di Nicoletta Polla-Mattiot
“Ascoltare con gli occhi”, e non solo con le orecchie, è una qualità dell’amore, la capacità di mettersi in relazione con l’altro e con il suo stato d’animo, oltre che con le sue parole. Gli antichi oratori erano perfettamente consapevoli che, accanto alla comunicazione verbale, c’è un codice parallelo di messaggi che trasmettiamo attraverso il nostro corpo, la postura, la gestualità, le pause, i non-detti, il ritmo e i tempi scelti per parlare. In silenzio e col silenzio si può trasmettere affettività e seduzione, forza e carisma, concentrazione, suspence. Si può incutere rispetto, chiedere e creare attenzione, mostrare tatto, favorire la creatività e la complicità… Esiste una lingua del silenzio e un uso efficace del discorso pausato, che valorizza le parole, che dà forza e credibilità al nostro modo di esprimerci. “Tutte le arti, anche il silenzio, hanno una grammatica. Ma prima bisogna sintonizzarsi sull’anima: con il corpo, con il cuore, con lo sguardo”. Lo sperimenteremo attraverso letture, ascolti ed esercizi pratici. Il seminario è suddiviso in quattro moduli, ciascuno con una parte teorica e una parte pratica (con lavoro di gruppo) di tecniche per comunicare tacendo.

Le silenziose parole del sogno
a cura di G. Quaglino
Il sogno parla in silenzio. Ma, forse, noi nel sogno parliamo in silenzio a noi stessi. Resta il fatto che le parole del sogno non sono facili da udire. Se non prestiamo attenzione, se non dedichiamo ascolto, oltre che silenziose, esse risulteranno mute. Eppure, il sogno è il nostro più prezioso alleato, il confessore più fidato, il miglior conoscitore dei nostri segreti, il narratore più instancabile del nostro cammino. Prepariamoci, dunque, a far parlare i silenzi del sogno come una lingua che possediamo, come una lingua che ci appartiene, ma di cui, forse, non riusciamo sempre a cogliere la voce, a comprenderne le parole.

LE CONVERSAZIONI
25 agosto
Raffaele Milani, Paesaggi e Silenzi
Valentina D’Urso La comunicazione non verbale e l’espressione delle emozioni
Marco Ermentini, Imparare a vedere il silenzio con gli occhi. I luoghi timidi e silenti
26 agosto
Cosimo Laneve, Il silenzio nella scuola
27 Agosto
Stefano Raimondi, La detonazione del silenzio
Emanuele Ferrari, Emozione, immaginazione, silenzio nell’ascolto musicale

le parole dentro a un buco

. domenica 26 giugno 2011
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Un buco di silenzio, dentro cui precipita una madre, trascinando a poco a poco sua figlia. Una madre bellissima che suonava meravigliosamente il flauto e che adesso non esce di casa, non parla e fotografa buchi, di tutte le dimensioni, ovunque li trovi, dall'emmental alle tarme nel tavolo. Polaroid dell'abisso dentro cui è caduta e che protegge col silenzio.
E la figlia? Impara a tacere perché... "la mia voce sporgeva vergognosamente sul suo silenzio. (...) Non lo capiva nessuno che sono le parole che sono contrarie alla vita, ti nascono in testa, te le covi in gola, e poi in un attimo ci spargi sopra la voce e le uccidi per sempre. La lingua è un crematorio incosciente che vuole condividere e invece distrugge, come le dita-lame di Edward mani-di-forbice, che se accarezza taglia la faccia". Dal bel libro di Viola Di Grado "Settanta acrilico trenta lana", edizioni e/o

tacita folla!

. domenica 5 giugno 2011
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Grande folla di pubblico per lo spettacolo "Toccare le corde del silenzio" organizzato da Accademia del Silenzio a Cremona al Festival Le corde dell'Anima. La musica di Ventaglio d'Arpe e le parole di Nicoletta Polla-Mattiot hanno toccato le corde delle numerosissime persone presenti.
Ecco qui un'anteprima di immagini della performance, presto metteremo on line il filmato e il programma completo con i testi!


Toccare le corde del silenzio

. martedì 24 maggio 2011
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“Il silenzio non è altro che un’accettazione dei suoni che già esistono piuttosto che il desiderio di imporre la propria musica”, scrive John Cage.




Si può ascoltare il silenzio? E suonarlo? Parlarne poeticamente senza “romperlo”?
In anteprima, al Festival Le corde dell'anima di Cremona, uno spettacolo di poesia e musica.
Parole e note, favole e arie s’intrecciano sul filo del paradosso e della sfida di corteggiare l’ineffabile.
Lo spettacolo, con voce narrante e concerto d’arpe, porterà Beethoven e Leopardi sotto lo stesso cielo e chiaro di luna, attraverserà il Carnevale degli animali di Saint-Saens per entrare al bosco dei versi di Amos Oz e farà ballare la Fata Confetto di Tchaikovsky con le parole-confetto di Gargantua e Pantagruel…
Lo spettacolo nasce dalla collaborazione di Accademia del silenzio e Ventaglio d’arpe, un’orchestra permanente di sole arpe classiche, un unicum in Italia e in Europa
Cremona, domenica 5 giugno, ore 15,30, cortile Federico II

seconda maratona del silenzio

. martedì 26 aprile 2011
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Dopo il successo della 1° Maratona del silenzio a Milano, rilancia Torino, al Circolo dei lettori, sabato 30 aprile, con una no stop
-Per condividere con filosofi, musicisti, psicologi, sociologi, scrittori il significato del silenzio nella propria vita, il senso esistenziale, civile, educativo
-Per domandarsi come, nelle nostre metropoli, si possano valorizzare i luoghi naturali del silenzio e conquistarne altri
-Per prendersi una pausa dalla frenesia, dai rumori, dai soliti ritmi
-Per promuovere una cultura e un'ecologia del silenzio

8 ore d’incontri e dibattiti sull’arte del tacere: una “staffetta” per festeggiare la nascita dell’Accademia del silenzio
Dalle 10 alle 18, si avvicenderanno con interventi di 15 minuti ciascuno:
Duccio Demetrio e Nicoletta Polla-Mattiot, ideatori Accademia del silenzio;
Aida Ribero, saggista;
Luisa Ricaldone, docente di Letteratura italiana contemporanea;
Maria Chiara Giorda, storica delle religioni;
Sara Hejazi, docente di antropologia dell’Islam;
Luciano Manicardi, Comunità monastica di Bose;
Giampiero Comolli, scrittore;
Emanuele Ferrari, musicologo;
Daniela Finocchi, ideatrice Concorso Lingua Madre;
Mario Vergani, filosofo;
Hamsananda Giri Svamini, monaca induista;
Giampiero Quaglino, psicologo della formazione;
Piero Tartamella, Cascina Macondo;
Elena Seishin Viviani, monaca buddhista;
Rita Hokai Piana, Comitato Interfedi città di Torino;
Monica Mantelli, direttore artistico Etnotango Festival

Siete tutti invitati a partecipare e a rispondere a queste domande: che significato ha per voi il silenzio? E' una necessità, un lusso, un vuoto da riempire? Quale spazio occupa nella vostra vita? Le risposte vanno inviate al Circolo dei lettori (info@circololettori.it): le vostre riflessioni personali, i vostri messaggi saranno letti nel corso della “maratona silente” di sabato 30 aprile.

suoni e rumori: silenzio assente

. mercoledì 13 aprile 2011
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IL «PAESAGGIO SONORO» DELLA MODERNITÀ

Sopravviverebbe Marcel Proust al baccano dei cellulari, della tivù, della radio, dei clacson, delle sirene? Mah… Per attutire il chiasso che saliva dalla strada di allora, l’autore de La recherche aveva fatto tappezzare di sughero una camera di casa. Eppure, pare, gli sembrava tutto ancora fastidioso.
Quella Parigi a cavallo tra Ottocento e Novecento, in realtà, per quanto possiamo immaginarcela quieta rispetto alle metropoli d’oggi, non doveva esser poi così silenziosa. Ce lo dice un reportage del 1879 di Edmondo De Amicis: «Non c’è un momento di riposo, né per l’orecchio, né per l’occhio (...) Le carrozze passano a sei di fronte, a cinquanta di fila, a grandi gruppi, a masse fitte e serrate che si sparpagliano qua e là verso le vie laterali, e par che escano le une dalle altre, come razzi, levando un rumore cupo e monotono, come d’un solo enorme treno di strada ferrata che passi senza fine. Allora tutta la vita gaia di Parigi si riversa là da tutte le strade vicine, dalle gallerie, dalle piazze; arrivano e si scaricano i cento omnibus del Trocadero; le carrozze e la folla a piedi che viene dagli scali della Senna; flutti di gente che attraversa la strada di corsa arrischiando le ossa…».

La stessa Milano, ai contemporanei, doveva sembrare caotica. Al punto che nel 1901, per rispetto di Verdi agonizzante al Grand Hotel, viene proibito ai conduttori di tram che passano di suonare il clacson davanti all’albergo. «Quasi a voler risparmiare al grande genio morente, nato e vissuto nei silenzi dell’Ottocento, il fragore di una nuova epoca che si apre».

Lo racconta Stefano Pivato nel libro Il secolo del rumore - Il paesaggio sonoro nel Novecento (il Mulino, pagine 192, €14). Rettore a Urbino, dove insegna storia contemporanea, Pivato non è nuovo a libri dal taglio «eccentrico». Basti ricordare Vuoti di memoria. Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana. O La bicicletta e il sol dell’Avvenire. Tempo libero e sport nel socialismo della Belle Epoque. O ancora Il nome e la storia. Onomastica e religioni politiche nell’Italia contemporanea e I terzini della borghesia - Il gioco del pallone nell’Italia dell’Ottocento. Libri seri, arricchiti da un gusto raro per l’aneddotica, il dettaglio, la curiosità.



«L’aeroporto abbranca l’aeroplano» di Barbara (1938). Barbara era lo pseudonimo di Olga Biglieri, la pittrice futurista prediletta da Filippo Tommaso Marinetti spentasi nel 2002 a 86 anni.«Se fossimo trasportati un secolo addietro attraverso la macchina del tempo di "Ritorno al futuro" », scrive Pivato, «saremmo probabilmente assordati dal silenzio». Mica per altro l’idea del libro gli è venuta da un cd assai particolare: «Un gadget richiestissimo da un gruppo di fan della Ferrari. Si trattava di una ventina di brani che riproducevano i suoni (così venivano definiti) dei più gloriosi modelli della "rossa" di Maranello. Rimasi allibito di fronte al fatto che si potesse ascoltare il rombo di un motore—tentando di indovinarne modello, numero di giri, potenza e anno del debutto—con lo stesso religioso silenzio col quale si ascolta un brano di Mozart».
Rileggere la descrizione di Vasco Pratolini di una casa borghese d’un tempo, tocca il cuore: «Vi si spengeva lo stridere delle cicale, l’eco dei passi, il ronzio dei mosconi. Istintivamente camminavo in punta di piedi. (...) Di vivo v’era soltanto il tic-tac dell’orologio a muro che invece di rompere sottolineava il silenzio». Per secoli e secoli, spiega Pivato, la vita dell’uomo si è svolta in silenzio. La stessa pittura, si sarebbe lamentato il futurista Carlo Carrà, era stata «l’arte del silenzio. I pittori dell’antichità, del Rinascimento, del Seicento e del Settecento non intuirono mai la possibilità di rendere pittoricamente i suoni, i rumori e gli odori…».

L’assenza di rumore era rotta soltanto dal clangore delle battaglie allo scoppio delle guerre. Dal ritmo di certe botteghe artigiane come quelle dei calderai descritti nel 1700 da Bernardino Ramazzini: «Essi per tutto il giorno si dedicano a martellare il rame per ottenerne la duttilità (…) e quindi di lì si leva un frastuono smisurato, tanto che solo gli operai vi possiedono botteghe e dimore, poiché tutti evitano quel luogo così molesto». Dalle urla dei tifosi del gioco del pallone, da non confondersi col calcio, descritti da Wolfgang Goethe. Dagli strepiti dei tiratardi come quelli che a Firenze impedivano di dormire a John Ruskin, perseguitato dal «frangersi perpetuo di fragori mostruosi e disumani, urla e schiamazzi di esseri osceni fino a notte fonda». Per non dire dei «rimbombi di campane al mattino che si scontrano in impietose dissonanze da un campanile all’altro… ».

Non era l’unico, lo scrittore inglese, a lagnarsene. Anzi, ricorda Pivato, «la "guerra delle campane" ha costituito, almeno fino agli anni Cinquanta del Novecento, una delle più accese diatribe tra il fronte clericale e quello anticlericale». Ricordate il contro-campanile voluto da Peppone per vendicarsi di tutte le volte che don Camillo aveva disturbato i suoi comizi? «Finirà il monopolio campanario clericale!». Non occorreva essere anticlericali come i rivoluzionari francesi o i bolscevichi (che arrivarono a proibire gli scampanii perché lasciassero il posto «al rumore delle fabbriche e ai fischi delle industrie») per trovare insopportabili certe esagerazioni.

Lo dicono certi ricorsi al giudice d’epoca giolittiana dove si lamentavano «864 colpi nelle 24 ore, annunciando l’ora, ogni quarto d’ora con un tocco di preavviso». Un baccano infernale, per chi viveva vicino al campanile. Come Giovanni Pascoli che dopo aver esordito cantando «i cari suoni delle campane » si avvelenò il sangue per l’abuso di «ondataccie» sonore che ne faceva il parroco di Barga e non ebbe pace finché non ottenne dal vescovo il trasferimento del prete spaccatimpani.

La svolta vera, però, ovvio, fu l’irruzione del motore. Prima delle locomotive (che venivano battezzate «Lampo», «Scintilla», «Fulmine», «Procella»), poi delle automobili esaltate da Tommaso Marinetti per quei «grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo » e degli aerei cantati in «Uccidiamo il chiaro di luna»: «Avanti, pazzi, pazze, leoni, tigri, e pantere! Avanti, squadroni di flutti!».

E basta coi violini e i mandolini e le vecchie melodie musicali, invocava Luigi Russolo. Meglio un’orchestra di «intonarumori», un macchinario che riproduceva i suoni industriali: scoppiatori, stropicciatori, rombatori, sibilatori… La «prima» al Teatro Dal Verme di Milano, nel 1914, finì in una rissa. Di qua gli amanti della buona musica, di là i futuristi di Marinetti, Boccioni e Carrà. La cronaca del «Corriere», in ironico stile futurista senza articoli, fu una delizia: «Pugni. Carabinieri, delegati, poltrone sulla testa, urli, insolenze. Pubblico in piedi. Concerto continua. Pugni anche. Futuristi tratti palcoscenico dai carabinieri. (…) Urli, invettive, pugni. Piazza Cordusio altri pugni. Galleria nuovi pugni...».

Stefano Pivato
IL SECOLO DEL RUMORE
il Mulino
pag 192, 14 €

Dal Corriere della Sera, 4 aprile 2001

La noia che ci salva

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da repubblica di ieri:
-TERRORIZZATI dal vuoto, incapaci di ricordare il piacere sottile di contemplare il soffitto, gli adulti di oggi cercano di impedire a chi è arrivato dopo di loro — figli, studenti, nipoti e perfino colleghi più giovani — di annoiarsi, anche per pochi minuti. «Un grave errore — dice Duccio Demetrio, docente di filosofia dell’educazione a Milano Bicocca e inventore dei laboratori di otium meditativo lanciati con successo un anno fa a Torino Spiritualità — perché decretando che la noia è fuori moda ci priviamo di occasioni fondamentali. Guardare per aria, aspettare che il tempo passi, che le idee tornino in superficie e il nostro cervello si riempia dopo essersi svuotato». Per fare spazio là dove la quotidianità liberale-efficiente ha riempito ogni fessura, dunque, nascono corsi, accademie, seminari. E c’è perfino chi ricorre alla psicoanalisi per svuotare la mente. L’Accademia del silenzio promuove maratone — otto ore senza parole — e corsi estivi. «Abbiamo troppa paura della noia — sostiene Nicoletta Polla Mattiot, fondatrice dell’iniziativa antirumore — per questo spesso inzeppiamo le nostre vite di chiacchiere e frenesia per paura del vuoto.

qui l'articolo completo

Salvare la lingua

. sabato 19 marzo 2011
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Quanto sono importanti le parole? In Francia il professor Bernard Fripiat, oltre ad aver fondato un sito (www.orthogaffe.com), tutti i sabati si esibisce su un palco con la prima “commedia ortografica” del teatro francese: un tentativo di salvare la correttezza e la varietà linguistica, giocando con gli errori più grossolani e comuni, e ridendoci su per meglio fissare nella memoria regole e strafalcioni da evitare. Intanto a Parigi il salone del libro è appena stato inaugurato con una gara di dettato, come se lo sforzo agonistico potesse riaccendere l’attenzione su grafemi e fonemi. La ricchezza della lingua si sta estinguendo?
Perdere la complessità espressiva è una condanna al mutismo del pensiero, la banalizzazione del dire è l’opposto del silenzio riflessivo su cui prolifera la vivacità semantica e l’espressione di sé.
Va letto, o riletto, in questa chiave il libro di Gianrico Carofiglio, La manomissione delle parole (Rizzoli). “La scelta delle parole è un atto cruciale e fondativo”, scrive. Un’azione che è insieme selettiva e creativa: si dà voce a una e una sola parola e si mettono a tacere tutte le altre possibili, non perfettamente aderenti alla natura esatta del pensiero o della cosa espressa. Perché come diceva il citato T.S. Eliot:
“E ogni frase
e sentenza che sia giusta (dove
ogni parola è a casa…
la comune
parola esatta senza volgarità, la formale
parola precisa ma non pedante
perfetta consorte unita in una danza

silenzio a milano

. martedì 8 marzo 2011
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Per accompagnare la "maratona del silenzio" che si tiene domani, a Milano, per la prima volta,
un ricordo di Anna Maria Ortese:
"...battevano all'alba contro le rive della capitale lombarda, ma mordevano la pietra, s'avventavano contro i suoi prodigi di metallo e di pietra. Ritornavano indietro, come un mare triste, la sera, si spargevano nel retroterra a riempire coi loro respiri il buio. L'indomani all'alba riapparivano: questo solo era il mare, il mare umano, il respiro profondo di Milano"
da "Silenzio a Milano" (La Tartaruga)

L'appuntamento è a cura di Accademia del silenzio, alla Casa della cultura, dalle 17 alle 23

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per le cartoline del silenzio:
Due mani non bastano (www.duemaninonbastano.it)
Studio Camuffo (www.studiocamuffo.com)
Studio Labo (www.studiolabo.it)
Civico 13 (www.civico13.it)
Happycentro+sintetik (www.hs-studio.it)
Signaletic (www.signaletic.it)
Delineo Design (www.delineodesign.it)
Joe Velluto (www.joevelluto.it)
Elyron (www.elyron.it)