il delitto perfetto

. giovedì 22 aprile 2010

Doppio furto: cito Marco Belpoliti ("Senza vergogna", Guanda) che cita Jean Baudrillard... ma ne vale la pena!
Quest'ultimo ci mette in guardia parlando del "delitto perfetto" perpetrato dal trionfo della televisione.
Se tutto è esposto alla vista, significa che non c'è più nulla da vedere.
La realtà stessa sembra scomparire nella totale trasparenza.
E se questo valesse anche per le parole?
Se le usi tutte, troppe, bla bla, bla bla, non c'è più nulla da ascoltare

1 commenti:

silenceblog ha detto...

Riporto da un articolo di Beppe Sebaste su libro "Il delitto perfetto" (Raffaello Cortina): Incontro con Jean Baudrillard

(l’Unità, 29 aprile 2001)
....
Baudrillard, che è fotografo oltre che filosofo, preferisce parlaredel silenzio delle immagini, della resistenza che certe immagini compiono di fronte alla violenza del mondo detto virtuale: quelle del grande fotografo italiano Luigi Ghirri, e quelle che egli stesso scatta.
“La violenza dell’immagine, e in generale quella dell’informazione, o del virtuale, consiste nel fatto che essa fa scomparire il reale. Tutto deve essere visto o visibile. Il commercio delle immagini sviluppa un’indifferenza al mondo reale, che diviene un’inutile funzione o una fantasmagoria, come le ombre sui muri della caverna di Platone. Esempio di questa visibilità forzata è la TV, nelle trasmissioni dove tutto è offerto in pasto alle telecamere e ci si accorge che non c’è più nulla da vedere. Mito di una visibilità poliziesca, di un potere di controllo in cui l’operatore stesso è divenuto invisibile, e si è come interiorizzato negli spettatori, trasformati anch’essi in immagini”.
(...)
Nella politica e nel lavoro del linguaggio, possiamo “resistere al rumore, alla parola, con il silenzio; resistere al movimento, al flusso, all’accelerazione e allo scatenarsi dell’informazione coll’immobilità e il segreto silenzioso della foto; resistere all’imperativo morale del senso e del valore con il silenzio del significante puro. Tutto il contrario di un flusso di immagini prodotte in tempo reale, che svaniscono pure in tempo reale, occorre rendersi assenti, per fare sorgere finalmente l’oggetto, evento puro, singolarità”.

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